
Gli stipendi di chi lavora al Brotzu, medici o impiegati, infermieri o tecnici, sono più bassi di quelli dei colleghi di una qualunque Asl sarda. E siccome il denaro muove il mondo dei camici bianchi, soprattutto dopo la stagione del Covid, che ha portato grandi guadagni ai lavoratori della Sanità, ecco che la Brotzu non ci vuole stare più nessuno. O quasi. Gli infermieri che a decine si licenziano non fanno più notizia. E nemmeno gli addìi dei medici, che cambiano casacca e cartellino con una cadenza impressionante senza che sia facile rimpiazzarli. La mamma di questa ingiustizia è tutta tecnica e risale alla notte dei tempi, quando l’azienda Brotzu fu costituita e i fondi per le contrattazioni sindacali furono tenuti bassi. Il risultato però oggi è sotto gli occhi di tutti: stipendi più bassi anche del dieci per cento. Soltanto lo Stato potrebbe sanare questa situazione (la competenza sulle contrattazioni è nazionale) e anche se la Regione mettesse soldi a correre (si parla di venti milioni di euro in più l’anno ma i conti veri non li ha fatti nessuno) quei denari non andrebbero sulla storicità della carriera del lavoratore né sulla pensione. Ma soltanto sulla produttività, non sanando così sino in fondo l’ingiustizia.