DICE MONTALBANO. Il quartiere Castello, la rocca del potere

Sette secoli di storia nel quartiere che ha governato Cagliari
Castello

Castello non è solo il quartiere più antico di Cagliari: è il luogo in cui per secoli si è concentrato il potere, la difesa, l’amministrazione e la rappresentazione stessa dell’autorità. Arroccato sul colle calcareo che domina il porto e il Golfo degli Angeli, Castello è nato per controllare e resistere, prima ancora che per abitare. La sua storia coincide, in larga parte, con la storia della città.
La fondazione di Castello risale al 1216, quando i Pisani decisero di edificare una roccaforte fortificata sul colle allora noto come Bonaria de Castro. L’obiettivo era chiaro: difendere i propri interessi commerciali e militari in Sardegna, controllare il porto e affermare la supremazia sulla città giudicale di Santa Igia, capitale del Giudicato di Cagliari, che sarebbe stata distrutta pochi anni dopo. Con Castello nasce una città nuova, separata e autosufficiente, cinta da mura possenti e accessibile solo attraverso porte sorvegliate.
Il quartiere viene concepito fin dall’inizio come cittadella militare e amministrativa. Qui risiedono i funzionari pisani, i mercanti più influenti, le autorità religiose. Fuori dalle mura restano i quartieri “di basso”, abitati dalla popolazione locale. Una divisione fisica e sociale che segnerà Cagliari per secoli. Le strade strette, l’andamento irregolare degli isolati e la posizione dominante rispondono a precise esigenze difensive.

Dai Pisani agli Aragonesi

Con la conquista aragonese del 1326, Castello cambia padrone ma non funzione. Gli Aragonesi comprendono immediatamente il valore strategico della rocca e ne rafforzano il sistema difensivo. È in questo periodo che vengono edificate le Torri di San Pancrazio e dell’Elefante, autentici baluardi di pietra, progettati dall’architetto Giovanni Capula. Alte, severe, pensate per incutere timore e resistere agli assedi, le torri diventano simboli della città fortificata e strumenti essenziali di controllo militare.
Sotto la dominazione spagnola, Castello si consolida come centro del potere politico e religioso. Vengono edificati o ampliati palazzi nobiliari, conventi, chiese. La Cattedrale di Santa Maria, originariamente romanica, subisce trasformazioni gotico-catalane e barocche, riflettendo il gusto e l’ideologia dei dominatori. Castello diventa anche sede dell’Inquisizione, luogo di tribunali e carceri, spazio in cui l’autorità si manifesta in modo tangibile e spesso opprimente.
Nel Seicento e nel Settecento, la città-fortezza vive una fase di relativo declino economico, ma mantiene intatto il suo ruolo simbolico. Con il passaggio ai Savoia nel 1720, Castello assume una nuova centralità amministrativa. I piemontesi riorganizzano gli spazi del potere: il Palazzo Regio diventa residenza dei viceré, il Palazzo di Città ospita le istituzioni civili. Il quartiere continua a essere il luogo delle decisioni, distante dalla vita quotidiana del resto della popolazione.

L'Unità d'Italia

L’Ottocento segna una svolta profonda. Con l’Unità d’Italia e la fine della funzione militare delle mura, Castello inizia lentamente a perdere il suo isolamento. Le fortificazioni non servono più a difendere, ma diventano elementi monumentali. La costruzione del Bastione di Saint Remy, a cavallo tra XIX e XX secolo, rappresenta il passaggio simbolico da città chiusa a città aperta: le mura non vengono abbattute, ma trasformate in terrazze, passeggi, luoghi di incontro.
Il Novecento porta con sé contraddizioni e ferite. Durante i bombardamenti del 1943, Castello viene colpito duramente. Interi isolati sono distrutti, la cattedrale subisce gravi danni, molte famiglie sono costrette a lasciare le proprie case. La ricostruzione del dopoguerra, spesso frettolosa, modifica in parte il tessuto urbano, ma non cancella la memoria della devastazione. Anzi, la rafforza.
Negli anni successivi, Castello conosce un progressivo spopolamento. Le famiglie borghesi e aristocratiche si trasferiscono nei quartieri moderni, lasciando il centro storico a una popolazione anziana e meno abbiente. Per un periodo, Castello sembra avviato a un lento declino, percepito come quartiere scomodo, difficile da raggiungere, privo di servizi.

Castello oggi

La riscoperta arriva a partire dagli anni Ottanta e Novanta, quando cresce la consapevolezza del valore storico e culturale del quartiere. Nasce la Cittadella dei Musei, che riporta Castello al centro della vita culturale cittadina. Il Museo Archeologico Nazionale, con i suoi reperti fenici, punici e nuragici, racconta una storia ancora più antica di quella medievale, ampliando lo sguardo sul passato della città.
Oggi Castello è un luogo complesso, attraversato da tensioni e opportunità. Il turismo ha riportato vitalità, ma anche problemi legati alla gentrificazione e alla perdita di residenzialità. Gli affitti aumentano, molte abitazioni diventano strutture ricettive, e il rischio è quello di trasformare il quartiere in uno scenario più che in un luogo vissuto.
Eppure Castello continua a resistere, come ha sempre fatto. Resiste nei suoi vicoli silenziosi, nelle piazze dove ancora si incontrano i residenti storici, nelle mura che hanno visto passare eserciti, viceré, rivoluzioni e bombardamenti. Resiste come custode della memoria di Cagliari, testimone di un passato che non smette di interrogare il presente.
Castello non è solo un quartiere da visitare: è un libro di pietra, scritto in secoli di conquiste, dominazioni, resistenze e rinascite. E forse è proprio questa lunga storia, fatta di stratificazioni e contrasti, a renderlo ancora oggi il cuore simbolico della città, il luogo da cui tutto è cominciato e da cui, ancora, Cagliari continua a raccontarsi.

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