
La nave cisterna russa di gas naturale liquido Arctic Metagaz, da ieri è avvolta dalle fiamme nel Mediterraneo, al largo delle coste di Malta. L’equipaggio è stato soccorso dai servizi SAR maltesi. La nave, soggetta a sanzioni da parte di Usa e Regno Unito, era partita da Murmansk in Russia e dopo il passaggio dello Stretto di Gibilterra era diretta verso Suez. Fonti prive di conferme attribuiscono l’incidente ad un attacco ucraino. E’ già successo in passato che incidenti simili siano stati rivendicati dagli ucraini, come l’attacco poco più di due mesi fa alla Qendil, una petroliera della “flotta ombra” russa, colpita tra Creta e Malta. Nel caso della Arctic Metagaz si tratterebbe di un intervento decisamente lontano dal Mar Nero, segnalando una accresciuta capacità da parte delle unità ucraine.
La zona era già sotto intensa copertura degli assetti della NATO, sia per seguire i movimenti russi che per le missioni EU Irini di controllo sui traffici migratori, ma in questi ultimi giorni, dopo l’attacco con droni iraniani alle installazioni militari britanniche di Akrotiri, a Cipro, si segnala un’escalation dei Paesi europei: Regno Unito, Francia e Grecia hanno mandato mezzi navali verso Cipro e la Germania sarebbe pronta a dare un contributo.
L’aumentata pressione dei Paesi NATO nei confronti della “flotta ombra” russa, come dimostra anche il sequestro domenica della nave Ethera da parte del Belgio nel Mare del Nord, e il conflitto esploso in Medio oriente, rendono le affollate acque del Mediterraneo alquanto agitate, mettendo sotto pressione i Paesi che vi si affacciano. Ma la posizione dell’Italia qual è?