Diabete. Trentin: “Il coraggio di riconoscere la terapia a vita parte di se stessi”

L’auto-iniezione dell’insulina per un diabetico come riconquista di una normalità perduta
Giancarlo Tonolo e Riccardo Trentin

La Sardegna in termini di salute, complicazioni e costi sociali, paga un prezzo altissimo per il diabete mellito: è infatti la regione che presenta il più alto numero annuale di nuovi casi di diabete di tipo 1. L’isola, con oltre 110.410 persone affette da diabete, risulta essere l’ambito geografico italiano con il maggior tasso d’incidenza di diabete autoimmune, chiamato anche diabete mellito di tipo 1 (DMT1), che risulta colpire sempre più bambini ed adolescenti. No solo, anche i pazienti affetti di diabete mellito di tipo 2 sono in costante e drammatica crescita.

“La terapia dell’iniezione di insulina per i pazienti diabetici è vitale e quotidiana – spiega Riccardo Trentin, presidente della Federazione Rete Sarda Diabete (F.R.S.D.) -, ma racconta anche un pezzo di medicina narrativa, un rito che parla di accettazione della cura e quindi della malattia e di ‘libertà’. Quella libertà auto-iniettiva, per molti spesso di difficile iniziale approccio quando si diagnostica la malattia, e che in quel momento deve, però, poter essere guardata oltre l’ago, oltre la tecnica, perché quella iniezione determina in primis la nostra autonomia, e quindi la nostra libertà. Sono un paziente diabetico anch’io, e comprendo bene cosa vuol dire assumere l’insulina quotidianamente”.

“Il valore di questo studio, certificato anche da indici internazionali come il Cite-Score (3.7) e l’Impact Factor (2.2), risiede proprio nell’unione tra l’eccellenza clinica e il vissuto della persona, un impegno che nasce dall’esperienza. Come rappresentante della Rete Sarda Diabete credo fermamente che la medicina narrativa debba guidare la clinica: i dati ci dicono come curare, ma è l’ascolto del paziente che ci dice perché farlo. Questo Consensus, frutto di un team multidisciplinare di medici, infermieri e pazienti, ne è la prova tangibile. La ‘Libertà auto-iniettiva’ è il nostro traguardo, un mondo in cui il diabete non è un limite al viaggio della vita, ma solo una condizione gestibile con precisione, dignità e, finalmente, senza dolore” – termina Trentin. Elisabetta Caredda
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