
Più che un pesce d’Aprile in anticipo, sembra l’ennesima deriva. Ma non è uno scherzo. E non c’è nulla di leggero in una vicenda che affonda le radici in uno dei delitti più atroci della cronaca italiana: l’omicidio di una ragazza. Massimo Lovati, già avvocato difensore di Andrea Sempio nel caso Garlasco, decide di togliersi la toga, almeno temporaneamente, per indossare i panni del candidato sindaco di Vigevano. Lo fa con uno slogan che suona quasi provocatorio: “Un sogno in Comune”. L’annuncio, come da copione, arriva in televisione, a “Mattino Cinque”, per bocca del suo legale Fabrizio Gallo. Ancora una volta, il palcoscenico mediatico precede e accompagna la politica. Lovati non è nuovo a questo schema: presenza costante nei talk di cronaca nera, dichiarazioni sopra le righe, tesi controverse. Dalla difesa dell’innocenza di Alberto Stasi — condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi — fino alla discutibile intervista con Fabrizio Corona, ogni intervento ha contribuito ad alimentare una narrazione che spesso ha superato il confine tra informazione e spettacolo. Ora quella visibilità si trasforma in ambizione politica. Un passaggio che non appare né sorprendente né rassicurante: quando la notorietà costruita sul dolore diventa trampolino elettorale, il rischio è che la politica smarrisca definitivamente il senso del limite. Perché qui non si tratta solo di una candidatura. Si tratta del confine tra giustizia, spettacolo e consenso, sempre che ce ne sia ancora uno. Lovati oggi parla di “sogno” Ma c’è un sogno che non tornerà mai più: quello di Chiara, spezzato per sempre nell’estate del 2007.