
L’agricoltura è un pilastro identitario dell’economia e della società sarda: lo sostiene Sinistra futura che ha presentato questa mattina in Consiglio regionale una proposta di legge per istituire il marchio “Grano Sardo”.
Per la consigliera Paola Casula, prima firmataria, la proposta prevede un sostegno economico a tutela della biodiversità del grano duro, delle varietà autoctone del grano sardo e per la filiera ad alto valore etico e sociale. “Il settore attraversa una fase di forte contrazione: le superfici coltivate sono passate da oltre 90.000 ettari nei primi anni Duemila agli attuali circa 20.000 ettari. Una riduzione che ha inciso negativamente sulla redditività agricola, contribuendo all’abbandono delle campagne e allo spopolamento delle aree rurali”. “Questa proposta”, chiude Casula, “nasce dall’ascolto del mondo agricolo e dalla consapevolezza che il rilancio della cerealicoltura sarda non sia solo una questione economica, ma anche sociale e culturale. Difendere il grano sardo significa difendere il territorio, il lavoro e l’identità della nostra Isola”.
Per il consigliere Giuseppe Canu “negli anni ’70 pochi si opposero alla massiccia industrializzazione della Sardegna, che ci costò tra i 400 e i 500 miliardi di euro. Come sarebbe oggi la Sardegna se quelle somme le avessimo destinate a migliorare le nostre attività economiche allora principali, cioè agricoltura e allevamento? Noi investiamo per ripopolare le campagne generando lavoro sano e buono”.