
Sotto le strade di Cagliari si estende un mondo nascosto, fatto di gallerie, cunicoli e rifugi scavati nella roccia. Un reticolo sotterraneo che racconta una delle pagine più drammatiche della storia cittadina: quella dei bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale.
Tra il 1943 e il 1944, Cagliari fu una delle città italiane più colpite dai raid aerei alleati. La sua posizione strategica nel Mediterraneo e la presenza di infrastrutture militari e portuali la resero un obiettivo prioritario. Le bombe devastarono interi quartieri, distruggendo edifici, chiese e monumenti storici. Ma mentre in superficie la città veniva ridotta in macerie, sottoterra si sviluppava una rete di rifugi che salvò migliaia di vite.
Gran parte di questi rifugi sfruttava cavità già esistenti. Cagliari, infatti, è costruita su un banco di roccia calcarea facilmente scavabile, la stessa che nei secoli aveva dato vita a cave, cisterne e necropoli. Tra le più note vi è l’area di Tuvixeddu, una delle più grandi necropoli puniche del Mediterraneo, che in alcuni casi venne riutilizzata o adattata come spazio di emergenza durante i bombardamenti.
Tuttavia, molti rifugi furono realizzati appositamente durante la guerra. Scavati in fretta e con mezzi limitati, si sviluppavano sotto scuole, chiese e edifici pubblici. Uno dei più emblematici è il rifugio sotto la scuola di Rifugio Don Bosco, oggi visitabile. Qui, centinaia di persone trovavano riparo durante gli allarmi aerei, stipate in ambienti angusti ma relativamente sicuri rispetto alla superficie.
La vita nei rifugi era tutt’altro che facile. Le testimonianze raccontano di spazi sovraffollati, aria pesante e condizioni igieniche precarie. Intere famiglie trascorrevano ore, a volte giorni, sottoterra, accompagnate dal fragore delle esplosioni e dal timore costante che il soffitto potesse crollare. Eppure, questi luoghi rappresentavano una speranza di sopravvivenza, ad esempio le gallerie sotto il quartiere di Castello di Cagliari.
Non lontano, sotto il Bastione di Saint Remy, si trovano altri ambienti ipogei che testimoniano la stratificazione storica della città: da cisterne romane a rifugi antiaerei del Novecento.
Un altro sito di grande interesse è la Galleria Rifugio Salesiani, un lungo tunnel scavato nella roccia che poteva ospitare centinaia di persone. Qui si percepisce ancora oggi la dimensione collettiva dell’esperienza: panche improvvisate, nicchie per le lampade, segni lasciati sui muri da chi vi trovò riparo. Ogni dettaglio racconta una storia di paura e resistenza.
Dopo la guerra, molti di questi rifugi furono abbandonati o dimenticati. Alcuni vennero riutilizzati per scopi diversi, altri chiusi per motivi di sicurezza.
Oggi, diversi rifugi sono stati recuperati e aperti al pubblico. Le visite guidate permettono di scendere sotto la superficie della città e di rivivere, in parte, l’esperienza di chi vi si rifugiava. Non si tratta di un semplice percorso turistico, ma di un viaggio nella memoria collettiva, capace di restituire voce a una generazione segnata dalla guerra.
Questi luoghi hanno anche un forte valore educativo. In un’epoca in cui la memoria dei conflitti rischia di affievolirsi, i rifugi di Cagliari rappresentano un monito concreto contro gli orrori della guerra. Camminare in quei cunicoli, osservare gli spazi ristretti e immaginare la vita che vi si svolgeva, rende tangibile ciò che spesso resta confinato nei libri di storia.
Non meno importante è l’aspetto urbanistico e geologico. I rifugi si inseriscono in una rete sotterranea più ampia, che include cisterne romane, cave medievali e passaggi utilizzati nel corso dei secoli. Questa stratificazione rende il sottosuolo di Cagliari un vero e proprio archivio tridimensionale, dove ogni epoca ha lasciato la propria traccia.