
In una serata che lascia amarezza e interrogativi, c’è un dettaglio che merita di essere salvato. Non è il risultato né la prestazione collettiva. È un volto, giovane, che corre sulla fascia senza paura: quello di Marco Palestra. Mentre l’Italia si smarriva tra errori, tensione e polemiche, lui ha continuato a giocare, a proporsi, a chiedere palla, a spingere. A causare quasi l’espulsione dell’avversario che lo ha atterrato al limite dell’area, se il metro di giudizio dell’arbitro fosse stato equilibrato. Senza timori reverenziali, senza il peso di una maglia che negli ultimi anni sembra diventata sempre più difficile da indossare. In mezzo a una squadra contratta e fragile, Palestra è stato l’unico a trasmettere una sensazione diversa: naturalezza. Non ha deciso la partita, non poteva farlo. Ma ha dato l’impressione di essere già dentro un altro calcio. Più veloce, più diretto, più semplice.