DICE MONTALBANO. Commerci nel Mediterraneo antico

Il viaggio del rame nei lingotti “a pelle di bue”
Lingotto rame

Nel vasto sistema di scambi che collegava le civiltà del Mediterraneo, il rame rappresentava una risorsa strategica. Tra le testimonianze più affascinanti di questa circolazione di metalli vi sono i cosiddetti lingotti “ox-hide”, così chiamati per la loro caratteristica forma che ricorda la pelle di un bue distesa, con quattro protuberanze laterali simili a zampe. Questi oggetti non erano semplici blocchi di metallo: erano il segno tangibile di una rete commerciale che, tra il II e il I millennio a.C., collegava il Mediterraneo orientale e quello occidentale.
La storia della loro scoperta inizia nel 1857, quando l’archeologo sardo Giovanni Spano individuò cinque lingotti in località Serra Ilixi, nel territorio di Nuragus, in Sardegna. Solo tre di essi si salvarono dalla fusione grazie all’intervento dello studioso, ma il ritrovamento aprì un nuovo capitolo nella ricerca archeologica. Da allora, il numero delle scoperte è cresciuto in modo significativo, e i lingotti ox-hide sono diventati un oggetto centrale negli studi sulla metallurgia e sui commerci dell’antichità.
Gli archeologi hanno a lungo discusso sull’origine della forma “a pelle di bue”. L’ipotesi più accreditata colloca il centro di diffusione nell’isola di Creta, durante la civiltà minoica. A sostegno di questa teoria vi sono i numerosi ritrovamenti nei magazzini dei palazzi minoici. Particolarmente importante è il deposito scoperto all’inizio del Novecento ad Haghia Triada, dove la missione italiana guidata da Federico Halbherr portò alla luce 19 lingotti, alcuni dei quali recavano segni incisi. Il contesto archeologico li colloca intorno al 1600 a.C., rendendoli tra gli esemplari più antichi conosciuti.
Altri ritrovamenti simili provengono dal palazzo minoico di Kato Zakros, sempre a Creta. Tuttavia, la diffusione dei lingotti non si limitò all’Egeo: essi compaiono in tutto il Mediterraneo orientale, con importanti testimonianze a Cipro, lungo le coste dell’Anatolia e in Egitto.

Origine e diffusione dei caratteristici ox-hide

Due scoperte hanno avuto un impatto decisivo nella comprensione della loro diffusione: i relitti navali di Capo Gelidonya e di Ulu Burun, ritrovati lungo le coste della Turchia. Il secondo, datato al XIV a.C., trasportava un carico straordinario di 354 lingotti, dimostrando quanto fosse intenso il commercio di rame nel Mediterraneo dell’età del Bronzo.
Lo studio dei lingotti ox-hide non riguarda solo i reperti materiali, ma anche le loro raffigurazioni. In Egitto, ad esempio, compaiono negli affreschi delle tombe tebane e nei rilievi di edifici risalenti alle XVIII e XIX dinastie, oltre che su sigilli e oggetti ciprioti.
Una scoperta particolarmente interessante proviene dalla necropoli di el Bersha, sul Nilo. Qui alcuni sarcofagi datati intorno al 2100 a.C. presentano decorazioni che sembrano raffigurare lingotti a pelle di bue. Accanto a queste immagini compare la parola egizia “NMS”, che nel Medio Regno indicava proprio un lingotto. Se questa interpretazione è corretta, significherebbe che la forma ox-hide era conosciuta già alla fine del III millennio a.C., molto prima dei reperti archeologici finora rinvenuti.
Questa testimonianza è ancora più significativa se si considera che l’Egitto soffriva spesso di carenza di rame. Sebbene i faraoni controllassero le miniere del Sinai, non sempre riuscivano a mantenerne il pieno possesso, rendendo necessaria l’importazione da regioni straniere.
La classificazione dei lingotti è stata tentata per la prima volta nel 1959 dall’archeologo H.G. Buchholz, che elaborò un catalogo sistematico delle scoperte note fino a quel momento. Lo studioso individuò tre principali tipologie, associandole a differenti periodi cronologici.
Le scoperte successive, in particolare quelle dei relitti turchi, hanno dimostrato che la realtà era più complessa. Nel relitto di Capo Gelidonya, ad esempio, erano presenti vari sottotipi appartenenti alla stessa categoria di Buchholz, suggerendo che diverse forme potessero coesistere contemporaneamente.

Produzione e classificazione

Anche i metodi di produzione sono stati oggetto di dibattito. Per molto tempo si è pensato che i lingotti venissero fusi in stampi temporanei, ad esempio realizzati nella sabbia. Tuttavia, negli scavi del palazzo reale di Ras Ibn Hani, in Siria, è stato rinvenuto uno stampo in pietra destinato alla fusione di un lingotto di tipo ox-hide. Questo ritrovamento suggerisce che potessero esistere sia matrici permanenti sia stampi temporanei.
Negli ultimi decenni lo studio dei lingotti ha beneficiato delle analisi chimico-fisiche e isotopiche del metallo. In particolare, l’analisi degli isotopi del piombo permette di individuare l’area mineraria da cui proviene il rame, poiché queste tracce chimiche rimangono stabili nel tempo anche dopo la fusione.
I risultati ottenuti finora indicano che la maggior parte dei lingotti analizzati proviene dalle miniere di Cipro, confermando il ruolo centrale dell’isola nella produzione e distribuzione del rame nel Mediterraneo dell’età del Bronzo. Le fonti scritte lo confermano: nelle lettere di Tell el-Amarna del XIV a.C. il re di Alashiya, identificata con Cipro, invia grandi quantità di rame al faraone Akhenaton.
Nel Mediterraneo occidentale, la regione che ha restituito il maggior numero di lingotti ox-hide è la Sardegna. I ritrovamenti comprendono sia lingotti interi sia frammenti, spesso conservati in ripostigli insieme ad altri materiali metallici.

Il caso della Sardegna

Dei lingotti integri, oggi ne conosciamo ben quattro: tre provenienti dalla scoperta di Spano a Serra Ilixi e uno rinvenuto in località Sant’Antioco di Bisarcio, presso Ozieri, recuperato secondo le fonti nei livelli di fondazione di un nuraghe. È interessante notare che questi esemplari presentano alcune differenze rispetto ai modelli ciprioti, segno di possibili varianti regionali.
Molto più frequenti sono i frammenti di lingotto, spesso custoditi in vasi ceramici. L’analisi dei contenitori ha fornito indicazioni importanti sulla cronologia. I vasi associati ai frammenti presentano anse ad anello semplice, caratteristiche del Bronzo Finale, mentre mancano le anse ad orecchio tipiche del Bronzo Recente. Ciò suggerisce che questi ripostigli non siano anteriori alla fine dell’età del Bronzo.
In alcuni casi, tuttavia, la circolazione dei frammenti sembra protrarsi fino all’inizio dell’età del Ferro. Nel santuario nuragico di Sant’Anastasia di Sardara, ad esempio, un ripostiglio contenente frammenti di lingotti è stato datato allo strato IV, tra il IX e l’VIII secolo a.C.. Un quadro simile emerge dal nuraghe Nastasi di Tertenia, dove i pezzi di lingotto sono stati trovati insieme a un bronzetto frammentario.
L’insieme di questi dati suggerisce che i lingotti ox-hide non fossero solo merce di scambio, ma anche riserva di metallo destinata alla rifusione. I frammenti conservati nei ripostigli potevano costituire la materia prima per artigiani e fonderie, ad esempio per la produzione di ex voto nei santuari.
La loro presenza in Sardegna testimonia quindi non solo l’inserimento dell’isola nelle grandi rotte commerciali del Mediterraneo, ma anche la vitalità della civiltà nuragica, capace di partecipare a reti di scambio che collegavano Creta, Cipro, l’Egitto e il Vicino Oriente.

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