
Il mondo dei videogiochi è spesso sotto accusa. Troppo tempo davanti agli schermi, si dice. Un veicolo di isolamento sociale, talvolta perfino un catalizzatore di violenza. Una narrazione diffusa, soprattutto tra le generazioni più adulte, spesso in difficoltà nel comprendere un linguaggio che invece i più giovani padroneggiano con naturalezza. Eppure, forse, la vera sfida non è contrastare questo fenomeno, ma governarlo. Non subirlo, ma utilizzarlo. Perché se i videogiochi sono uno dei principali strumenti di intrattenimento globale, possono diventare anche veicolo di cultura, identità e promozione territoriale. Un esempio concreto arriva dalla Sardegna, più precisamente da Isili, dove un piccolo team di sviluppatori ha dato vita a Idili, un survival horror che affonda le radici nella storia e nelle tradizioni dell’isola. Il progetto, firmato da Megalith Interactive, ribalta uno degli stereotipi più diffusi: l’horror non è qui solo sangue e adrenalina, ma anche racconto e suggestione culturale. Il protagonista è un turista in vacanza in Sardegna. L’avventura si sviluppa tra alcuni dei luoghi simbolo dell’isola, come le domus de janas e i nuraghi, trasformati in scenari carichi di mistero e fascino. Un viaggio virtuale che diventa anche esplorazione del patrimonio storico e archeologico sardo. A rendere ancora più originale il progetto è la figura del “mostro”, ispirato alla tradizione locale. Non una creatura generica, ma un richiamo diretto a Sa Filonzana, personaggio simbolo del carnevale sardo. Nella tradizione, come le Moire della mitologia greca, questa figura tesse il filo della vita degli uomini, un filo che può spezzarsi in qualsiasi momento.
Un videogioco ambientato tra i simboli della Sardegna può diventare anche uno strumento di promozione turistica e culturale? Secondo gli addetti ai lavori, la risposta è sì. L’accoglienza del progetto Idili è stata positiva, segno che esiste un interesse concreto verso prodotti capaci di coniugare intrattenimento e identità territoriale. Eppure, nonostante il potenziale, il percorso non è stato semplice. L’ideatore, Stefano Piras, ha dovuto fare i conti con ostacoli burocratici e con una carenza di supporto istituzionale. Un paradosso, considerando le dimensioni di un settore che a livello globale, nel 2024, ha generato un fatturato di oltre 182 miliardi di dollari. Un’industria gigantesca, che cresce più rapidamente di cinema e musica messi insieme, e che rappresenta una delle principali chiavi di accesso alle nuove generazioni.