
Nei giorni scorsi il Consiglio regionale ha respinto la mozione sul taglio dell’addizionale comunale di imbarco, nonostante più di uno anche in seno alla maggioranza fosse favorevole. La questione parte dalla richiesta avanzata da Ryanair: abolire la tassa da 6,50 euro per passeggero in cambio di due milioni di passeggeri aggiuntivi all’anno e dell’apertura di una nuova base operativa nel nord Sardegna. La tesi dei contrari si basa sul fatto che rinunciare all’addizionale significherebbe perdere circa 35 milioni di euro di gettito.
Su questo tema interviene con una riflessione l’imprenditore Maurizio Battelli, che prova a spostare il ragionamento dal breve periodo agli effetti complessivi sull’economia isolana. Secondo Battelli, infatti, la Regione starebbe guardando soltanto alla perdita immediata di gettito senza valutare il ritorno economico che una maggiore connettività aerea potrebbe generare per il territorio. L’imprenditore parte da un settore che conosce bene, quello dell’extra-alberghiero. Oggi, spiega, case vacanza, B&B e affitti brevi in Sardegna generano circa 700 milioni di euro di fatturato annuo attraverso i portali online come Booking e Airbnb. Di questi, circa 140 milioni finiscono ai portali come commissioni e altri 140 milioni vengono versati allo Stato attraverso la cedolare secca, mentre circa 420 milioni restano effettivamente nell’economia sarda. Ed è proprio qui, secondo Battelli, il “paradosso”: il sistema turistico sardo accetta già di pagare ogni anno 140 milioni alle piattaforme online perché considera quel costo un investimento necessario per attrarre turisti. Perché allora, si chiede, la Regione considera insostenibile rinunciare a 35 milioni per aumentare in modo significativo i flussi turistici Secondo i calcoli dell’imprenditore, basterebbe una crescita del 10% del comparto extra-alberghiero per recuperare interamente il mancato gettito dell’addizionale. Una crescita che, con due milioni di passeggeri in più promessi da Ryanair, viene definita “quasi una certezza matematica.”
E il ragionamento non riguarderebbe soltanto B&B e affitti brevi, ma tutto il sistema turistico: alberghi, ristorazione, trasporti locali, commercio, esperienze e servizi Per Battelli il vero nodo è legato al federalismo fiscale. I 35 milioni dell’addizionale finiscono direttamente nelle casse regionali, mentre gran parte delle entrate generate dall’aumento del turismo — IVA, IRPEF e IRAP — vengono incassate dallo Stato centrale. Questo, secondo l’imprenditore, spingerebbe la Regione a privilegiare una logica contabile di breve periodo, rinunciando però a un’espansione molto più ampia dell’economia dell’isola. La riflessione si spinge poi oltre, affrontando uno scenario che fino a pochi mesi fa sembrava remoto ma che oggi viene evocato sempre più spesso: un ridimensionamento della presenza di Ryanair in Sardegna. Battelli ricorda che la compagnia irlandese rappresenta attualmente circa il 62% dei collegamenti aerei da e per l’isola. Un eventuale ritiro, anche solo parziale, avrebbe effetti immediati sul turismo e sull’intera economia regionale. Meno voli significherebbe meno arrivi, stagioni turistiche più corte, difficoltà soprattutto nei mesi di spalla come aprile, maggio e ottobre, quelli su cui negli ultimi anni si è concentrato il lavoro di destagionalizzazione.
Secondo l’imprenditore, il rischio non sarebbe soltanto la perdita dei 35 milioni dell’addizionale, che verrebbero meno comunque in caso di riduzione dei passeggeri, ma anche quello di compromettere centinaia di milioni di euro di economia reale distribuiti sul territorio e migliaia di posti di lavoro legati direttamente o indirettamente al turismo. “La Sardegna, sostiene Battelli, non ha un aeroporto hub, non ha una compagnia di bandiera e non dispone di alternative strutturali a breve termine,” Per questo motivo, conclude, difendere il gettito dell’addizionale rischiando di indebolire la connettività aerea dell’isola potrebbe trasformarsi in un errore strategico che la Sardegna non può permettersi.


