
Palacongressi della Fiera di Cagliari pieno, benedizione del segretario nazionale Tajani, congresso unitario e acclamazione. Un bilancio positivo per Pietro Pittalis nel primo congresso regionale , che definisce “storico”, di Forza Italia. “Un successo, spiega, “possibile grazie al lavoro dei dirigenti, dei rappresentanti istituzionali e degli iscritti”.
“Ripartiamo dai nostri valori, che sono quelli garantisti, occidentali ed europeisti. La nostra cultura politica affonda le radici nel pensiero di don Luigi Sturzo e nel liberalismo, ma è aperta anche al riformismo socialista, come testimonia la presenza in un ruolo di grande prestigio di Stefania Craxi”.
“Rispettiamo tutti i movimenti e tutte le espressioni politiche, purché rimangano nel perimetro costituzionale. Non bisogna avere paura del confronto. La collocazione di Futuro Nazionale si vedrà in vista delle prossime elezioni politiche, prima che alle regionali”.
“Noi ragioniamo in maniera diversa dal campo largo, un’alleanza che appare soltanto come un cartello elettorale. Il centrodestra è una coalizione autentica e pluralista che esiste dal 1994. La nostra stella polare non è la somma delle sigle, ma il programma”.
“Tajani non ha indicato un candidato di Forza Italia per la Sardegna e personalmente non sono interessato, perché a Roma mi sto occupando di altri temi, in particolare della giustizia. Faremo una sintesi all’interno della coalizione, perché Forza Italia dispone di grandissime intelligenze e personalità, così come le altre forze del centrodestra. La scelta del futuro candidato presidente non rappresenta oggi la priorità. In cima ai nostri pensieri non c’è chi sarà il candidato governatore, ma i problemi e le soluzioni da proporre ai sardi”.
“Anzitutto la Sanità. Restano aperti i nodi dell’emergenza-urgenza, delle liste d’attesa e della necessità di ripristinare una vera sanità territoriale. Con la giunta Todde questi problemi non sono stati affrontati e, di conseguenza, si stanno aggravando”.
“A livello centrale deve restare la parte relativa alla centrale di committenza per restituire alle aziende sanitarie autonomia decisionale e finanziaria, per consentire loro di rispondere in maniera più efficace alle esigenze dei territori. Hanno pensato a tutto fuorché a una vera riforma e si sono dedicati all’occupazione del potere, come nel caso delle consulenze.”
“Loro hanno moltiplicato posti e e compensi. Erano i moralizzatori che dovevano aprire il parlamento come una scatola di tonno. Invece stanno dimostrando il contrario. Se almeno i beneficiari avessero prodotto qualcosa di apprezzabile, la questione non sarebbe sentita in maniera grave. Mi piacerebbe che almeno uno dei consulenti nominati da Todde dimostrasse di aver fatto qualcosa di apprezzabile nella vita precedente. E poi certamente c’è la continuità territoriale: la Giunta Todde non ha ottenuto risultati apprezzabili dopo la proroga dei decreti precedenti che ha caratterizzato il primo scorcio della legislatura. Anche in questo caso, come negli altri, i risultati sono inversamente proporzionali agli annunci”. (red)