L’INTERVISTA. ZONCHELLO (MAB): “Cultura e intelligenza artificiale sono una chiave per lo sviluppo, ma non esisterà mai l’artista artificiale”

Dialogo con la direttrice del MAB di Bari Sardo
Nicoletta Zonchello

Forte di una solida formazione letteraria e di un’esperienza ventennale al CRS4, il centro di ricerca fondato da Carlo Rubbia, Nicoletta Zonchello ha costruito negli anni un percorso originale capace di coniugare cultura, tradizione e identità con innovazione e contemporaneità. Il risultato più emblematico di questa visione è il MAB di Bari Sardo, ormai diventato un punto di riferimento nel panorama culturale isolano, dove arte e nuove tecnologie dialogano in maniera naturale.

Perché il MAB e perché Bari Sardo?

“Il MAB nasce da una visione lungimirante dell’amministrazione comunale, guidata da un sindaco molto giovane, che ha scelto di recuperare una casa storica e destinarla a un’attività culturale con un taglio contemporaneo e innovativo. Ho partecipato al bando pubblico e oggi lo gestisco insieme all’associazione EIA Factory – Esplorando l’Intelligenza Artificiale. Abbiamo puntato sull’incontro tra arte e nuove tecnologie. Bari Sardo è un luogo ideale perché la Sardegna non è caratterizzata dalla presenza di grandi musei di arte contemporanea, ma da una rete di realtà più piccole capaci di proporre una programmazione di alto livello. L’Ogliastra, in particolare, ha già dimostrato di possedere una forte vocazione culturale, come testimonia l’esperienza di Ulassai. Inoltre, lavoriamo in rete con altre istituzioni, tra cui il MAN”.

Come è maturata questa idea?

“Vivo a Cagliari, ma sono bariese d’adozione, perché da molti anni ho una casa a Bari Sardo. Il mio percorso nasce dall’ambito della curatela scientifica. Per oltre vent’anni ho lavorato al CRS4 occupandomi di progetti culturali e contribuendo alla nascita del 10Lab, uno spazio dedicato alla contaminazione tra discipline. Questa esperienza è stata poi trasferita al MAB. Qui convivono due anime: quella artistica e quella tecnologica. Ospitiamo, ad esempio, ImagoMare, un festival di media art relazionale che rappresenta perfettamente questa sintesi».

Quali sono i prossimi appuntamenti?

“Il 4 luglio inaugureremo una mostra dedicata a Horacio García Rossi, un progetto di grande rilievo avviato pochi mesi fa. García Rossi è stato uno dei principali esponenti del Groupe de Recherche d’Art Visuel (GRAV), uno dei movimenti artistici più innovativi. È significativo che proprio il piccolo MAB di Bari Sardo possa promuovere una mostra legata a una delle esperienze artistiche più importanti del Novecento”.

Cultura e innovazione possono rappresentare una leva per lo sviluppo della Sardegna?

“Assolutamente sì. Possono essere una delle chiavi dello sviluppo dell’isola. Non possiamo fingere che le nuove tecnologie non esistano. Al contrario, dobbiamo imparare a utilizzarle e a declinarle in modo intelligente per valorizzare le nostre tradizioni e il nostro patrimonio culturale”.

L’intelligenza artificiale potrà dare vita alla nuova Maria Lai?

“La risposta è un netto no. Dietro l’arte c’è sempre la creatività umana, che non può essere sostituita. L’intelligenza artificiale è uno strumento, esattamente come lo è stata la fotografia quando fece la sua comparsa. Anche allora ci furono polemiche e molti sostenevano che mancasse lo sguardo dell’uomo. In realtà, la tecnologia non sostituisce l’artista: amplia semplicemente le possibilità espressive. Ma l’intuizione, la sensibilità e la visione restano profondamente umane”. L’artista artificiale non esisterà mai. Esisteranno invece artisti sempre più capaci di utilizzare l’intelligenza artificiale come uno strumento creativo”. (a.s.)

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