
Sono le 23.40 quando il presidente di turno della Camera dei deputati, Giorgio Mulè, sospende la seduta sull’esame della legge elettorale dopo le ripetute richieste avanzate da diversi esponenti dell’opposizione. È l’ultimo atto di una giornata convulsa che ha visto la maggioranza andare sotto di un voto sull’emendamento che introduceva nuovamente il voto di preferenza, mantenendo il capolista bloccato. Dopo il voto segreto richiesto dall’opposizione, con l’obiettivo di far emergere i malumori serpeggianti nella coalizione di centrodestra, la maggioranza è stata battuta per un solo voto, complice l’azione di una trentina di franchi tiratori. Esultano le opposizioni, che chiedono le dimissioni di Giorgia Meloni e ritirano tutti gli emendamenti, ad eccezione di quello sul voto dei fuorisede. Mentre Elly Schlein sottolinea l’unità delle opposizioni, Giuseppe Conte parla di una presidente “sfiduciata dalla sua maggioranza”, mentre Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si abbracciano in Aula. Galeazzo Bignami mette la mano sul fuoco sulla compattezza di Fratelli d’Italia e respinge le richieste di dimissioni della premier, mentre Antonio Tajani minimizza: “Bisogna riflettere, ma si va avanti”.
“Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude”, ha commentato con amarezza Giorgia Meloni. “Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di trent’anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse a scrutinio palese e che ognuno mettesse la faccia sul proprio voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci. P.S. La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di scegliere i propri parlamentari dice tutto”, conclude.