
Leggo che Netflix avrebbe in programma una docufiction su Rita De Crescenzo. Ci può stare. Al netto di ogni considerazione, immagino abbiano fatto i loro conti sul ritorno economico dell’operazione. Io però ho pensato subito ad Antonello Lai. Perché tra Lai e De Crescenzo c’è un cortocircuito quasi perfetto tra due forme opposte di stare davanti a una telecamera.
Per trent’anni Antonello ha preso un operatore, un microfono ed è andato dove gli altri non andavano. Case popolari, cortili, marciapiedi, famiglie senza soldi, sfrattati, disoccupati, tossicodipendenti, anziani soli, gente incazzata, disperata, spesso completamente fuori dal racconto pubblico.
Zona Franca era anche questo. Un casino, spesso. Lai interrompeva, insisteva, provocava, si esponeva. Non aveva la compostezza del giornalista che arriva, prende due dichiarazioni e torna in redazione. Aveva un rapporto fisico con quello che raccontava.
Nel 1995 arrivò secondo al Premio Ilaria Alpi con un reportage su Vincenzina. Ma il punto non sono neanche i premi. Antonello aveva capito molto prima dei social la potenza di mettere una telecamera davanti a qualcuno che normalmente una telecamera non l’avrebbe mai avuta.
Poi sono arrivati Internet e i social.
Il mondo che Antonello raccontava non è diventato spettacolo con i social. Lo era già stato mille volte, dalla cronaca nera alla televisione del dolore, dai reality a tutto il resto. È successa una cosa diversa: ha smesso di avere bisogno di qualcuno che arrivasse da fuori con una telecamera.
Antonello entrava a Sant’Elia, a Is Mirrionis, nelle case popolari, e dava un microfono a chi non ce l’aveva. Oggi da quello stesso universo puoi accendere un telefono, costruirti un pubblico e diventare tu stesso il mezzo di comunicazione.
Rita De Crescenzo sta dall’altra parte di questo passaggio. Non è più qualcuno che Antonello Lai avrebbe raccontato, perché lei si racconta da sola. Decide l’inquadratura, costruisce il personaggio, parla direttamente al suo pubblico.
Non aspetta che arrivi il giornalista.
Nel 2023 Antonello va a Is Mirrionis perché c’è Rita De Crescenzo. Fa quello che ha fatto per tutta la vita: cerca di arrivare con la telecamera dove sta succedendo qualcosa.
Finisce massacrato di botte. Sulle responsabilità precise esistono versioni diverse e non voglio attribuire a nessuno ciò che non è stato accertato. Ma resta Antonello con la faccia gonfia, gli occhi tumefatti, dopo essere andato ancora una volta a fare il suo mestiere. Io credo che Antonello Lai abbia cominciato a morire lì. Non parlo di un rapporto medico tra quell’aggressione e la sua morte, avvenuta un anno dopo. Penso a quello che rappresenta quella scena. Antonello arriva con il microfono e il suo operatore dentro un mondo che ormai non ha più bisogno di lui. E ne viene cacciato a botte.
L’uomo che per trent’anni aveva portato la telecamera nel mondo degli ultimi si ritrova davanti un mondo che la telecamera ce l’ha già, ha il proprio pubblico, le proprie star, i propri soldi e i propri codici.
Antonello invece era rimasto quello di sempre. Un microfono, un operatore e la strada.
Era il Maradona del giornalismo di strada. Sregolato, istintivo, spesso sopra le righe. Poteva essere irritante, invadente, eccessivo. Ma andava. Andava sempre. Anche quando fu ricoverato al Brotzu continuò a fare servizi dall’ospedale. Per lui raccontare non era semplicemente un mestiere. Era il modo in cui stava al mondo. Vedeva una storia, una persona, un’ingiustizia, e doveva andarci dentro.
Basso, obeso, il microfono in mano e un operatore dietro, entrava dove quasi nessun altro giornalista voleva entrare e ne usciva con una storia. Anche il suo corpo faceva parte di quel modo di fare giornalismo: era lì, in mezzo alla gente, senza distanza, senza protezione, esposto quanto le persone che raccontava.
Oggi dall’altra parte c’è una donna diventata famosa senza che nessuno sia dovuto andare a scoprirla, intervistarla, portarla in televisione.
Rita De Crescenzo la telecamera se l’è presa da sola. Si è costruita il pubblico, il personaggio, il linguaggio, la scena. Antonello Lai è stato un influencer prima degli influencer. Solo che non cercava persone da portare dentro il proprio mondo. Entrava lui nel loro. (omar congiu)


