“Pale eoliche ai Comuni, così superiamo le divisioni”

Urpi: la Regione finanzi le opere e governeremo la transizione energetica
Alberto Urpi

“Sulla produzione di energie rinnovabili la Sardegna è divisa e questa divisione fa male. C’è un solo modo per superarla e contrastare la speculazione dei gruppi finanziari: iniziare subito a realizzare impianti fotovoltaici sui tetti degli immobili dei Comuni usando le risorse finanziarie della Regione. E soprattutto pale eoliche sempre di proprietà dei Comuni”.
Alberto Urpi è consigliere regionale di prima nomina ma sindaco di una città ricca e importante come Sanluri da più di dieci anni. Dunque, il rapporto con i cittadini ce l’ha chiaro e lo misura tutti i giorni.
Urpi, come nasce questa proposta?
“Nasce dalla constatazione che queste divisioni dentro il popolo sardo fanno male e non portano a nulla. Anzi. La Sardegna ha l’obiettivo di arrivare a produrre al più presto 6 Gigawatt. Un conto è farlo fare ai fondi, alla Borsa, agli speculatori. Un altro è produrre energia rinnovabile costruendo impianti fotovoltaici ed eolici pubblici, controllati direttamente dai Comuni attraverso le Unioni. In generale, dal sistema degli enti locali sardi”.
Come si passa dalla proposta alla realizzazione?
“Sto presentando una proposta di legge, che spero sia presa in seria considerazione anche dalla maggioranza. Il senso è: aiutiamo finanziariamente i Comuni a far partire i loro impianti sui tetti dei loro immobili e soprattutto pale eoliche nei loro territori. Facciamo due conti: 6 pale eoliche da 5mw l’una per ogni unione dei comuni (che sono 38) fanno in tutto più di un Gigawatt. Se poi ne installiamo un po’ nelle aree di competenza di Enas e di Abbanoa davvero ci avviciniamo a 2 Gigawatt, cioè un terzo dei 6 Gigawatt di fabbisogno sardo”.

Una proposta concreta anche per le altre regioni

Ma davvero gli enti locali sono in grado di reggere una sfida tecnologica così pesante?
“Non vanno lasciati soli, certo. Ma i Comuni, le Unioni dei comuni e le provincie hanno le competenze e la capacità per farlo. Sono il motore economico della Sardegna, conoscono i territori e ogni giorno gestiscono servizi e infrastrutture per i cittadini. Devono quindi essere protagonisti anche della transizione energetica, e non subirla come sta accadendo ora”.
L’alternativa è continuare a non decidere, cioè a subire la Finanza.
“La politica deve avere il coraggio di scegliere. Non possiamo lasciare la Sardegna dentro un’incertezza permanente: dobbiamo governare il cambiamento e decidere quale ruolo vogliamo avere nel futuro energetico.
La strada verso il futuro è già tracciata. Sta a noi decidere come percorrerla e secondo me è che una grande parte della transizione energetica sia pubblica. La Sardegna diventerebbe un esempio per tutte le altre regioni, iniziando una transizione energetica al fianco dei comuni e del sistema pubblico, senza speculazione”. (red)

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