
L’architetto, il professore, l’intellettuale, il politico, l’uomo. Con Gianni Campus Cagliari perde una figura poliedrica, mai prigioniera degli schemi, una di quelle persone che pensano più velocemente di tutte le altre. Una mente capace di anticipare le domande, di collegare idee apparentemente lontane, di cercare una strada anche davanti a ciò che sembrava impossibile. Giovanni Maria Campus, per tutti Gianni, era nato a Bitti nel 1943. Lo ricordava come uno scherzoso avvertimento all’interlocutore di turno. La passione per l’architettura e per la fotografia lo aveva accompagnato fin da giovane, diventando il filo conduttore di un percorso nel quale lo sguardo sul paesaggio si intrecciava con l’attenzione alla vita delle persone. Dopo i primi esami nella facoltà di Ingegneria aveva scelto di trasferirsi a Firenze per studiare Architettura. Una decisione maturata nella ricerca di una formazione più vicina alle proprie aspirazioni. Nel capoluogo toscano aveva incontrato docenti come Edoardo Detti, Leonardo Benevolo, Ugo La Pietra, Giovanni Klaus Koenig, Giovanni Spadolini e Leonardo Ricci. Di quest’ultimo sarebbe diventato assistente nel 1970, dopo un periodo trascorso nella stessa veste a Cagliari. Di quegli anni conservava soprattutto il ricordo di un confronto continuo con i maestri, vissuto con la curiosità e l’irruenza di chi voleva capire e discutere. Una formazione che avrebbe lasciato un’impronta nel suo modo di insegnare e di affrontare il progetto.
Il rapporto con Cagliari si era sviluppato anche attraverso un lungo impegno nella vita pubblica. Nel 1974 era entrato nella Commissione edilizia del Comune, della quale avrebbe fatto parte per ventidue anni. Un’esperienza che ricordava per la qualità del dialogo tra professionisti e amministratori, per la possibilità di discutere le trasformazioni della città mettendo al centro competenze e idee. Il sindaco Floris lo volle assessore all’Urbanistica per rivedere il PCU rimasto uguale per decenni. Con lui le riunioni della Commissione Urbanistica diventavano delle vere e proprie lezioni. Molti ricordano quando a mano libera si metteva a ridisegnare gli spazi della città come la Fiera, Sant’Elia, il centro storico, dando forma alle mille idee che avrebbe voluto realizzare. Nota anche la sua allergia per le numerose delibere sulle cosiddette BS3 con asterisco che andavano fuori da una visione complessiva della città. L’architettura, nel suo pensiero, richiedeva anche una responsabilità civile: interrogarsi sui luoghi significava chiedersi come le persone li abitassero, quali bisogni esprimessero e quali possibilità si potessero aprire per il futuro. Da qui l’invito a superare le barriere e ad affrontare il cambiamento con il coraggio di proporre. Il riconoscimento per i cinquant’anni di iscrizione all’Ordine degli architetti aveva celebrato una carriera nella quale professione, insegnamento e partecipazione pubblica erano rimasti profondamente legati. Campus ha coniugato la sua preparazione elevata, da intellettuale raffinato, con la capacità di dialogare con chiunque, concedendosi sempre quel sorriso e quell’ironia che rendevano piacevoli le conversazioni con lui. Sono molti i consiglieri comunali ai quali ha regalato una caricatura.
Oggi, nel ricordarlo, quelle diverse dimensioni tornano a comporre un’unica figura. Cagliari perde una figura capace di sollecitare il pensiero, di mettere in discussione le risposte comode, di guardare oltre gli schemi. Resta la sua lezione: coltivare la libertà delle idee e continuare a immaginare il futuro, anche quando una soluzione sembra ancora fuori portata. Grazie Gianni, per quello che sei stato e per quello che ci hai regalato, col sorriso e l’intelligenza.
(Claudio Cugusi e Alessandro Serra)


