
Oro e argento, filigrana e corallo. Dietro un bottone, un rosario, un fermaglio o un antico amuleto si nascondono storie che attraversano i secoli. Parlano di fede e protezione, di appartenenza e promesse d’amore, di paure antiche e desiderio di bellezza.
Sono oggetti passati di generazione in generazione, entrati nella vita quotidiana e nei giorni della festa e, da lì, anche nei dipinti, nelle sculture e nelle fotografie degli artisti che hanno raccontato la Sardegna.
Da questo intreccio nasce “Coronas e altri rituali”, la mostra che il MAN – Museo d’Arte della Provincia di Nuoro propone negli spazi di Isola di MAN dal 12 agosto al 27 settembre.
Il momento scelto per l’esposizione aggiunge significato al racconto. Nuoro si prepara alla Festa del Redentore, quando nelle vie della città arriveranno i costumi provenienti da tutta l’isola e con essi un universo di colori, fogge e gioielli capace di raccontare territori e comunità. La mostra porta lo sguardo proprio su quei dettagli, andando oltre la loro bellezza per recuperarne significati, funzioni e simboli.
Il percorso mette in dialogo la pittura, la scultura e la fotografia sarda tra Ottocento e Novecento con l’antica arte orafa e una collezione privata di monili originali databili tra il Settecento e i primi decenni del Novecento. Da una parte ciò che gli artisti hanno visto e rappresentato. Dall’altra gli oggetti realmente indossati. Gli uni aiutano a comprendere gli altri.
Perché nella Sardegna di allora un gioiello poteva raccontare molto di chi lo portava.
I bottoni in filigrana d’oro e d’argento, i fermagli, le collane e i grandi rosari erano ornamento, ma anche segni di devozione, status e appartenenza. Un gioiello poteva invocare la grazia di Dio, proteggere un nascituro da s’ocru malu, suggellare una promessa di matrimonio o esprimere il desiderio di bellezza di chi lo indossava. Sacro e profano, fede e superstizione, vanità e protezione finivano così per convivere nello stesso piccolo oggetto prezioso. Quell’universo simbolico riaffiora nelle opere della collezione permanente del MAN scelte per la mostra.
Di fronte alle opere compaiono gli oggetti reali: coronas e testales in filigrana d’argento, patene d’oro, bottoni, fermagli, collane, bracciali e monete. Madreperla, granati, lapislazzuli, turchesi e coralli raccontano la ricchezza dei materiali e delle lavorazioni. Accanto a questi, gli allèrios, amuleti d’argento e ossidiana, le pungas e i curiosi ispurgadentes. È nel confronto ravvicinato tra questi manufatti e la loro rappresentazione artistica che emerge il senso più profondo dell’esposizione. Quello che su una tela può sembrare un semplice particolare dell’abito, davanti all’oggetto reale acquista una storia e una funzione. Un bottone diventa segno di appartenenza. Un rosario racconta la fede. Un amuleto porta con sé il bisogno universale di sentirsi protetti. Una collana parla anche del gusto e del desiderio di mostrarsi.
L’oro e l’argento lavorati dalle mani degli artigiani e le immagini consegnate dagli artisti finiscono così per comporre lo stesso racconto.
Con “Coronas e altri rituali” il MAN prosegue il lavoro di valorizzazione delle proprie raccolte mettendole in relazione con un patrimonio che vive anche fuori dalle sale museali: nelle comunità, nelle famiglie e nella memoria collettiva. E mentre Nuoro si prepara al Redentore, la mostra invita a guardare con occhi diversi ciò che tra pochi giorni tornerà a sfilare per le strade della città. Perché dietro un costume, un bottone d’argento o una corona non c’è soltanto la bellezza di una tradizione. C’è una storia che continua a essere raccontata. (E.C.)


