Nuoro, che colore ha la salute?

Una passeggiata fotografica per superare i pregiudizi e riscoprire il valore delle relazioni
Locandina Asl Nuoro

Che colore ha la salute? Il verde di un albero, l’azzurro del cielo, il rosso di una porta che si apre? Oppure quello di un luogo che custodisce un ricordo, di una strada percorsa mille volte senza averla mai guardata davvero? La risposta cambia a seconda degli occhi di chi osserva. E forse è proprio questo il punto: imparare a guardare ciò che ci circonda attraverso lo sguardo degli altri.
Lunedì 12 ottobre Nuoro diventerà il teatro di un insolito racconto collettivo. Si intitola “Rifrazioni – La salute nei colori della città” e invita chiunque abbia voglia di partecipare a prendere uno smartphone e andare alla ricerca della salute tra le strade, le piazze e gli angoli più familiari della città. Una passeggiata fotografica che parte da un gesto quotidiano, scattare una foto, per affrontare una questione ben più profonda: il rapporto tra benessere, relazioni e senso di appartenenza.
Il ritrovo è fissato alle 15:15 nel parco dell’ospedale Cesare Zonchello per un momento dedicato al Tai Chi, mentre alle 16 comincerà il percorso fotografico. Non servono macchine professionali né particolari abilità. Basta la curiosità di osservare la città e la disponibilità a lasciarsi sorprendere.
A guidare i partecipanti sarà una parola, accompagnata da un colore. Ognuno proverà a riconoscerli nei luoghi attraversati, trasformando dettagli apparentemente insignificanti in immagini capaci di raccontare qualcosa di sé. Una panchina vuota potrà evocare la solitudine oppure il bisogno di fermarsi. Una piazza affollata potrà rappresentare la vitalità, ma anche il desiderio di trovare il proprio posto. Lo stesso luogo, visto da persone diverse, può raccontare storie completamente differenti.

È il principio del Photovoice, il metodo partecipativo al quale si ispira il progetto: affidare alle fotografie pensieri ed esperienze che talvolta le parole non riescono a esprimere. Gli scatti confluiranno successivamente in una mostra collettiva aperta al pubblico, dove chi li ha realizzati potrà raccontarli e i visitatori potranno aggiungere le proprie riflessioni.
Ma la parte più interessante di questa iniziativa non riguarda soltanto ciò che finirà dentro l’obiettivo. Riguarda soprattutto chi camminerà dall’altra parte della macchina fotografica.
Persone che frequentano i servizi di salute mentale, familiari, studenti, operatori sanitari, associazioni e cittadini condivideranno lo stesso percorso, senza distinzioni di ruolo. Un incontro nel quale nessuno sarà chiamato a rappresentare una categoria, una difficoltà o una diagnosi. Ciascuno porterà semplicemente il proprio modo di vedere il mondo.
Ed è qui che “Rifrazioni” assume un significato che va oltre quello culturale. Il disagio psichico continua a fare i conti con stereotipi e distanze difficili da superare. A volte basta un’etichetta per mettere in secondo piano una persona, la sua storia, le sue capacità. Camminare insieme, confrontarsi e condividere immagini diventa allora un modo concreto per riconoscersi, prima di tutto, come parte della stessa comunità.
L’esperienza nasce nell’ambito di Agorai – Spazi per la salute mentale, attraverso il lavoro del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze della ASL 3 di Nuoro, in collaborazione con il Comune. A costruire il percorso sono le équipe del Centro di Salute Mentale, diretto da Antonella Denti, e del Centro Diurno, di cui è responsabile Anna Stefania Ruvinetti.
Per il direttore del Dipartimento, Cesare Piras, il legame con la comunità è parte fondamentale della cura. La salute mentale, infatti, non riguarda soltanto il momento della difficoltà o il percorso terapeutico, ma anche la possibilità di conservare e ricostruire relazioni, autonomia e fiducia.

“Nessuno deve ritrovarsi solo, in nessuna tappa di questo cammino”, sottolinea Piras, richiamando una responsabilità che non può esaurirsi all’interno dei servizi sanitari.
La partecipazione è libera e aperta a tutti. Non servono attrezzature professionali: basta uno smartphone e qualche ora da dedicare a un’esperienza diversa.
Alla fine, resteranno le fotografie, ma soprattutto una raccolta di sguardi sulla stessa città, capace di mostrare quanto possano essere differenti i modi di viverla. Perché dietro ogni immagine c’è una persona. E imparare a vederla, prima ancora di giudicarla, è già un buon punto di partenza. (Elena Carta)

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