
Cagliari diventa teatro di un dialogo nuovo sulla mascolinità. Sabato 6 dicembre 2025, alle ore 18:00, negli spazi di Efficio Lucem in via Mameli 216, inaugura “Boys Don’t Cry”, la nuova mostra fotografica di Francesca Tiboni, un percorso visivo che mette al centro la fragilità maschile e il diritto di mostrarsi vulnerabili. Il titolo, che richiama uno stereotipo tra i più radicati nella cultura occidentale – l’idea che un uomo non debba piangere, né lasciar emergere il lato più emotivo – diventa qui una provocazione e uno spunto di riflessione. Tiboni, attraverso una serie di scatti di nudo maschile, costruisce un racconto sensibile e privo di retorica, dove il corpo diventa un luogo narrativo, un territorio da attraversare con lo sguardo e con il pensiero.
In “Boys Don’t Cry” la forza non è esibita, è sottile. Non passa dai muscoli, ma dalle crepe. Tiboni smonta l’immaginario visivo legato alla virilità tradizionale e restituisce figure maschili sospese, fragili, attraversate da una delicatezza che raramente viene concessa loro nello spazio pubblico.
Ciò che emerge è una sorta di alfabeto della vulnerabilità: gesti timidi, mani che nascondono e rivelano, schiene curve, sguardi che sembrano interrogare lo spettatore. Ogni scatto è il risultato di un patto di fiducia tra artista e soggetti, un incontro che va oltre il ritratto per farsi indagine intima. In mostra non c’è posa, ma abbandono.
Cagliaritana, premiata da Leica Fotografie International e presente sulle riviste internazionali, Francesca Tiboni porta avanti una ricerca coerente sui margini – fisici, emotivi, sociali. Il suo è un lavoro che indaga ciò che solitamente resta escluso: il non detto, il fragile, il nudo come verità. L’inaugurazione si svolgerà il 6 dicembre, alle 18 e sarà un’occasione per dialogare direttamente con l’autrice.
La mostra sarà visitabile gratuitamente anche domenica 7 dicembre, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 18:00 alle 20:00. Un appuntamento che si preannuncia non solo espositivo, ma culturale: un invito a ripensare cosa significhi essere uomini oggi, e a riconoscere che, forse, il coraggio più grande sta proprio nel concedersi la possibilità di piangere.