
Non si tratta dell’autore de “Il Principe” ma la capacità di visione c’è tutta: il protagonista di questa storia è Guglielmo Machiavello. Architetto, insieme alla moglie Maria Cristina Nati oltre vent’anni fa ha scelto di investire tempo e denaro nel recupero del patrimonio storico, prima a Bosa e poi a Tresnuraghes, davanti al mare che guarda Capo Mannu e Santa Caterina. L’alternativa del borgo rispetto all’edificazione di nuove strutture turistiche.
Il risultato è Villa Asfodeli, un sistema di albergo diffuso nel centro storico di Tresnuraghes. E soprattutto il motore di uno sviluppo locale che ha generato altre imprese ricettive e non solo. L’economia di questo piccolo paese del Montiferru, in una parola. Dove chi arriva da turista rimane incantato (anche dai prezzi modesti) e spesso finisce per comprare una seconda casa dove svernare o vivere e lavorare in remoto. Un esempio di successo simile (ma in miniatura) a quello di Baunei e Santa Maria Navarrese, dove i turisti arrivano tutto l’anno nonostante l’aeroporto di Tortolì chiuso e il viaggio sia sempre più complicato.
A Tresnuraghes, mille abitanti, cioè il modello standard dei comuni villaggi della Sardegna in spopolamento, tutto inizia dalla casa del medico di Tresnuraghes, un edificio del 1930. “Oggi Villa Asfodeli dispone di 28 camere su tre edifici e dà lavoro a 11 dipendenti”, spiega Machiavello. Giardini, piscina (non cafona ma garbata) affacciata sul panorama della costa di Porto Alabe dove si può anche fare colazione in questo periodo. E nemmeno un metro quadrato di nuovo territorio consumato. Per Machiavello non c’è mai stata soltanto una valutazione imprenditoriale. “Realizzare un albergo diffuso richiede una particolare sensibilità verso il rispetto e la comunicazione dell’identità di un luogo”, spiega. “Recuperare le antiche abitazioni significa utilizzare maestranze locali, materiali tradizionali e sistemi costruttivi compatibili con la storia del paese. È un modello di sviluppo che non sostituisce il territorio, ma lo valorizza”.
L’idea nasce nel 1995, quando il professionista ascolta a Milano una conferenza del professor Giancarlo Dall’Ara, l’inventore del modello dell’albergo diffuso. Da architetto comprende subito le potenzialità di quella formula per la Sardegna, ricca di case storiche sempre più abbandonate nei centri storici. L’occasione per trasformare quell’intuizione in un progetto concreto arriva durante l’esperienza come assessore della Comunità Montana del Marghine Planargia. È proprio Dall’Ara a ricevere l’incarico di predisporre un piano di marketing turistico per il territorio. Da quel lavoro prende avvio un percorso che porterà la Sardegna a diventare la prima regione italiana a dotarsi di una legge specifica dedicata agli alberghi diffusi, favorendo la nascita di numerose esperienze simili nell’Isola.
Ma il risultato più interessante non riguarda soltanto l’ospitalità. A Tresnuraghes il turismo non si concentra esclusivamente nei mesi estivi. Si lavora durante tutto l’anno, un obiettivo spesso evocato ma raramente raggiunto. E accanto ai visitatori tradizionali stanno arrivando nuovi residenti temporanei: inglesi e tedeschi acquistano seconde case, trascorrono lunghi periodi nel paese e, grazie allo smart working, continuano a lavorare anche a migliaia di chilometri di distanza dai loro uffici. Non si tratta più soltanto di vacanze, ma di un diverso modo di abitare il territorio. I numeri confermano il successo del modello. Nel 2025 il piccolo Comune ha registrato oltre 11 mila presenze: più di 7 mila sono a Villa Asfodeli, con una permanenza media di 4,5 giorni. Un dato significativo per un piccolo centro che ha saputo trasformarsi in una base ideale per esplorare il nord-ovest della Sardegna: dal Sinis ad Alghero, passando per il centro dell’Isola, tutti raggiungibili in circa un’ora di auto. Peccato per il mancato collegamento aereo: con l’aeroporto di Fenosu aperto i numeri sarebbero ancora più grandi. Ma intanto la strada per un altro turismo, lontano dalla massa, è già aperta. (alessandro serra)


