
Da quasi trent’anni è diventata Parco nazionale. L’Asinara non è più un’isola carcere ma periodicamente qualche nostalgico propone un ritorno al passato. L’ultimo fu il Governo Monti con la ministra della Giustizia Paola Severino, che propose un non meglio precisato “progetto sperimentale”, un “carcere aperto”, ricevendo il netto “No” dell’allora presidente della Regione, Ugo Cappellacci. “Sarebbe un crimine, un’ipotesi scellerata e retrograda perché presso l’isola dell’Asinara la Regione e la Conservatoria delle Coste stanno portando avanti una serie di progetti che la renderanno un modello di eccellenza di sviluppo sostenibile”, aveva replicato il governatore. Perché nel frattempo nell’Isola erano partiti diversi progetti come il centro velico, l’ostello della gioventù ed altre iniziative per disegnare un futuro sostenibile per l’Isola con la Conservatoria, all’epoca diretta da Alessio Satta.
Ciclicamente anche il Sappe ripropone la riapertura del carcere con il segretario generale, Donato Capece. Come tre anni fa propone di riaprire sia l’Asinara che Pianosa. Il segretario cita l’articolo 32 del regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario, che consente di destinare a istituti o sezioni apposite i detenuti il cui comportamento richieda particolari cautele. A replicare è l’ex consigliera regionale Maria Grazia Caligaris: “L’aggressività”, dichiara, “è il più delle volte figlia della tossicodipendenza e delle psicosi. Chi è malato deve essere curato da professionisti in idonei spazi, non relegato e controllato anche con sistemi elettronici di sicurezza. E’ del tutto fuorviante pensare di utilizzare l’Asinara e Pianosa come luoghi di detenzione, seppure per criticità estreme”.



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