
C’è il meme, famosissimo: “I bambini, chi pensa ai bambini?”. In Sardegna, nessuno. In una terra dove non si fanno più figli, la tutela di quei pochi che nascono dovrebbero rappresentare la priorità assoluta per il tessuto sociale.
Invece è proprio il contrario, come spiega Carla Puligheddu, Garante regionale per l’infanzia: “Il 9,6 per cento dei bambini nati in Sardegna, di età compresa tra 0 e 2 anni, sono stati dichiarati adottabili e in questo momento vivono nei centri di accoglienza per i minori senza famiglia o da cui sono stati allontanati. Sono ben 110, in tutta Italia sono 873. Dunque 1 su 8, è sardo”.
E ancora: “La percentuale dei minori ai margini della società nella nostra isola è superiore di ben 10,7 punti rispetto alla media nazionale”. Per capire il contesto dell’argomento con più precisione, può essere utile specificare che solo il 15 per cento delle scuole sarde hanno l’agibilità: la media nazionale è del 36 per cento. “Nell’isola mancano perfino i pediatri: nell’ultimo rapporto erano 152, in quello precedente stilato tre anni prima, erano 187”.
Tutti i dati sono in peggioramento. Secondo quanto rilevato da Puligheddu “la situazione non è cambiata rispetto a 20 anni fa. Cioè a quando risale l’ultimo rapporto completo fatto dalla Regione”. In pratica, questo quarto di secolo di “evoluzione sociale” non ha lasciato tracce.
“Le zone più problematiche sono le periferie delle città, dove molte persone vivono in condizione di povertà. Stessa cosa nell’entroterra, soprattutto nelle zone più isolate – afferma la Garante regionale per l’infanzia – possiamo dire che la scarsità di risorse economiche e la mancanza di infrastrutture condizionano la vita dei cittadini sin dai primi anni di età “e poi questa condizione di svantaggio prosegue anche durante la seconda infanzia e l’adolescenza. È una questione della massima importanza, come è facile intuire. Purtroppo, però, sembra che non importi a nessuno”.
Un primo passo necessario per attenuare il problema è studiare. Il secondo, analizzare. Il terzo: eseguire azioni efficaci. “Bisogna creare un sistema sociosanitario in grado di dare sostegno alle famiglie e alla genitorialità. Ci sono delle azioni che potrebbero essere molto utili ma serve una regia unica. L’unico ente in grado di occuparsene è la Regione” conclude Carla Puligheddu.


