Concessioni in bilico: 600 imprese balneari sarde rischiano lo sfratto entro il 2027

Concessioni Balneari

Sono oltre 600 le imprese balneari in Sardegna che rischiano di perdere le concessioni demaniali entro il 2027. A denunciarlo è Alberto Bertolotti, presidente di Confcommercio Sud Sardegna, intervenuto durante il convegno “Legalità e sicurezza nelle imprese balneari”. Al centro dell’incontro, l’incertezza sul futuro delle concessioni e la mancanza di un quadro normativo chiaro per l’assegnazione delle spiagge a partire dai prossimi anni.
“Il suolo è pubblico, ma le imprese sono nostre – ha dichiarato Bertolotti –. Senza un decreto indennizzi che tuteli gli investimenti effettuati, ci troviamo di fronte a una confisca mascherata. È inaccettabile che aziende storiche possano essere assegnate gratuitamente ad altri operatori”.

Un vuoto normativo ancora irrisolto

Il cosiddetto decreto indennizzi – previsto ma mai approvato – dovrebbe stabilire i criteri per compensare i concessionari uscenti, sulla base del valore dei beni non ammortizzati e degli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni. Tuttavia, la Commissione Europea ha espresso perplessità sull’inclusione del valore aziendale e di altri beni immateriali, giudicandoli potenziali aiuti di Stato contrari al diritto comunitario (art. 107 TFUE). Questo stallo normativo genera incertezza tra gli operatori, lasciando anche i Comuni senza strumenti chiari per gestire le transizioni.

Nel frattempo, alcune amministrazioni locali hanno avviato la mappatura delle concessioni, in vista dell’eventuale obbligo di bandi pubblici per il loro rinnovo.

Consiglio di Stato contro le proroghe automatiche

Sul fronte giuridico, le ultime pronunce del Consiglio di Stato hanno chiarito che la proroga automatica delle concessioni fino al 2027 – prevista dalla Legge di Bilancio – è in contrasto con il diritto europeo. La sentenza n. 2192/2023 ha ribadito l’obbligo di ricorrere a gare pubbliche, aperte e trasparenti, come previsto dalla Direttiva Bolkestein (2006/123/CE), confermando l’illegittimità delle proroghe senza evidenza pubblica.

“Lo Stato può decidere sull’uso del demanio, ma non può ignorare il valore delle imprese costruite in anni di lavoro – ha aggiunto Bertolotti –. Chiediamo solo regole certe, indennizzi congrui e rispetto per il nostro ruolo nell’economia turistica dell’isola”.

Clima teso: incendi e ostilità sociale

Alla preoccupazione economica si somma un crescente clima di tensione sociale. A Ostia, cinque stabilimenti balneari sono stati incendiati nell’arco di una settimana. Confcommercio parla di “segnali allarmanti” e di un “odio sociale pericoloso” che prende di mira un intero settore, accusato – spesso ingiustamente – di aver beneficiato di posizioni privilegiate.

“Stiamo attraversando una tempesta perfetta – ha detto ancora Bertolotti –. Incertezza normativa, assenza di tutele, tensione sociale. Noi balneari sardi vogliamo solo poter lavorare, nel rispetto delle regole e della legalità”.

Un settore chiave per l’economia isolana

Il comparto balneare è una colonna portante dell’economia turistica sarda. Secondo i dati di Unioncamere, quasi il 70% delle scelte di viaggio verso l’isola è motivato dalla qualità e disponibilità dell’offerta balneare. L’indotto economico del settore supera 1,2 miliardi di euro annui, generando migliaia di posti di lavoro, sia stagionali che a tempo pieno.
Confcommercio chiede al Governo un intervento urgente: approvazione del decreto indennizzi, definizione delle regole per le gare, garanzie per chi ha investito negli anni, continuità aziendale e salvaguardia dell’occupazione. “Non chiediamo privilegi – ha concluso Bertolotti –. Chiediamo certezza del diritto, rispetto per il lavoro e per le imprese che rappresentano un’eccellenza del made in Italy”.

prova
Condividi

Articoli correlati