
Scarse piogge e perdite d’acqua stanno mettendo in difficoltà territori e imprese della Sardegna. Nell’Isola oltre 6mila realtà “idro-esigenti”, con più di 20mila dipendenti, rischiano di subire le conseguenze di una siccità che dura da mesi e di reti idriche obsolete.
“La mancanza d’acqua e il climate change stanno già creando problemi al nostro territorio – spiega Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna – e continueranno a farlo se non proseguiremo l’ammodernamento delle infrastrutture insieme a una gestione più consapevole da parte di istituzioni, aziende e cittadini”.
L’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato rileva 2.137 aziende manifatturiere “water intensive”, di cui 1.493 artigiane, che assorbono oltre un terzo delle risorse idriche regionali. Tra i settori più esigenti figurano estrattivo, tessile, petrolchimico e farmaceutico. A questi si aggiungono 4mila imprese dei servizi alla persona – lavanderie, parrucchieri, estetisti – con altri 8.500 addetti.
La Sardegna è la quarta regione più sprecona d’Italia: ogni giorno si perdono 224 litri d’acqua per abitante, pari al 52,8% del totale immesso, contro una media nazionale del 42,4%. Sassari guida la classifica regionale con il 63,4% di dispersione, mentre Carbonia è la più virtuosa con il 21,7%.
“Serve un piano di investimenti per ridurre le perdite – conclude Meloni – perché quasi metà dell’acqua immessa nella rete, oltre 25 milioni di metri cubi, non arriva ai rubinetti dei sardi”.


