Crisi delle ideologie e ascesa del capitalismo, l'intervista a Roberto Deriu

Roberto Deriu

Roberto Deriu, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, descrive e commenta alcune tappe di fondamentale impatto che hanno cambiato radicalmente il nostro Paese. Dal suo primo libro “Democrazia rapita”, alla trasformazione della politica degli anni ’90 dopo il governo Craxi sino al raggiungimento del 36,8 per cento di astensioni alle ultime elezioni nazionali (affluenza più bassa nella storia della Repubblica italiana per le elezioni politiche).

Il concetto di democrazia ha cambiato significato dal 1990 in poi?

E’ cambiato il modello di comunicazione all’interno della stessa democrazia. Berlusconi introdusse una variante tecnica rispetto alla comunicazione politica precedente: le idee politiche non erano più esplicitamente dichiarate. Il nome scelto per il suo partito non riconduceva infatti a nessuna ideologia politica. Forza Italia, ispirandosi al modello politico americano, ha raccolto i suoi consensi creando un senso d’appartenenza a partire dalla sua immagine, non dai suoi contenuti.

Il suo primo libro “Democrazia rapita” è stato pubblicato nel 1998. L’ascesa politica di Berlusconi ha influenzato i suoi contenuti?

No, all’epoca non potevo prevedere l’impatto che Berlusconi avrebbe avuto sul nostro Paese. Come cittadini, siamo stati colti di sorpresa. Era una novità molto attraente. Quando ho visto per la prima volta il manifesto “Fozza, Itaia” , sono caduto, come molti altri, nel tranello estetico della locandina. L’ho colto come un messaggio di speranza rispetto alla crisi politica che stava attraversando l’Italia.

Il Pd e la sua coalizione ha analizzato le motivazioni di questo grande astensionismo? Ha idea su come si possa ridare importanza alla partecipazione politica?

Dopo ottant’anni di pace europea, è difficile, a parer mio, trasmettere l’importanza della partecipazione democratica rispetto a un periodo di ricostruzione societario, come era stato dopo il secondo conflitto mondiale. Sicuramente con piccoli accorgimenti, come l’invio della tessera elettorale per posta, probabilmente le persone si sentirebbero quasi obbligate a informarsi sulle elezioni e su cosa è meglio votare per i loro interessi.

L’astensionismo, in percentuale, è la vera maggioranza del nostro Paese. Da cosa è dato questo disinteresse e come secondo te si può cambiare questa tendenza

Non sono sicuro che questo avvenimento si possa combattere. In un Paese democratico è fisiologica l’astensione e la reputo una parte fondamentale della democrazia. Con una maggiore informazione e un linguaggio adeguato alle nuove generazioni, probabilmente ci sarebbe molta più partecipazione alla vita politica.

L’astensionismo politico può anche essere causa di una rassegnazione del popolo nei confronti delle promesse delle forze politiche quasi mai mantenute nel corso del tempo?

Il voto elettorale non può essere considerato un giudizio. L’elettore mette se stesso e i suoi interessi nel voto elettorale. Nel mondo politico è più importante ciò che dichiari e il tipo di fiducia che instauri con il tuo elettorato. Ciò che metti in atto è poi sempre una percentuale minima di ciò che prometti. Sicuramente molti non si sentono rappresentati e compresi da nessuna forza politica e preferiscono non presentarsi alle urne.

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