
I dazi americani tornano a far paura, e le imprese sarde alzano la voce. Durante la diretta Facebook di Sardegna Notizie 24, moderata dal giornalista Claudio Cugusi, tre protagonisti dell’agroalimentare isolano hanno messo sul tavolo numeri, timori e proposte concrete per affrontare lo scenario che si profila.
Gianni Maoddi, presidente del Consorzio del Pecorino Romano, è stato chiaro: “Se la diplomazia fallisce, l’Unione Europea deve passare al contrattacco”. Il suo bersaglio? Le grandi multinazionali americane: colossi della tecnologia, dell’auto, dell’intrattenimento. “Serve una risposta forte, che possa compensare le perdite delle nostre imprese – ha detto – i dazi non possono diventare un’arma unilaterale: l’Europa faccia la sua parte”.
Molto pragmatica la strategia di Valeriano Pintus, responsabile commerciale delle Cantine di Dolianova. L’export verso gli Stati Uniti vale mezzo milione di euro l’anno, e le preoccupazioni non sono mancate. Ma la cooperativa si è mossa in tempo: “Grazie a un accordo solido con l’importatore, le nostre bottiglie non sono rimaste bloccate in dogana. I dazi? Li assorbirà il mercato americano. Il consumatore finale pagherà di più, ma noi siamo salvi”. E aggiunge: “Dopo un periodo di incertezza, l’interesse per il nostro vino negli USA sta ripartendo”.
Più cauto ma altrettanto deciso Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna. “Siamo in una fase di incertezza totale – ha spiegato – ancora non è chiaro quali prodotti verranno colpiti dai dazi né con quale percentuale. Ma questa attesa non deve tradursi in immobilismo. Le imprese agricole e agroalimentari sarde devono sapere con che scenario si confronteranno.”
Cualbu lancia un appello alle istituzioni: “Regione, governo e Unione Europea devono prepararsi a ogni eventualità. Serve un piano di tutela e, se necessario, misure compensative. Non possiamo aspettare che il danno sia fatto: ogni ritardo si traduce in perdita di mercato e competitività”.


