Bancali, la garante Testa: “Ogni morte in carcere è una sconfitta dello Stato”

“Il carcere non può diventare un luogo in cui la sofferenza annienta la speranza”
Irene Testa

“Dove può arrivare il grado di disperazione di una persona privata della libertà?”, si chiede la garante, sottolineando come la morte di un detenuto e l’intossicazione di nove agenti della polizia penitenziaria nel carcere di Bancali imponga una riflessione umana, ancora prima dell’accertamento delle eventuali responsabilità. Secondo le prime ricostruzioni, il detenuto avrebbe appiccato l’incendio all’interno della propria cella per poi barricarsi all’interno, morendo tra le fiamme e le esalazioni di fumo. Una dinamica che, se confermata, rappresenterebbe, secondo Testa, “il gesto estremo di una persona che ha preferito morire tra le fiamme piuttosto che continuare a vivere la propria condizione”. Per la garante “E’ una domanda che riguarda tutti noi e che nessuna società civile può permettersi di ignorare», afferma, ribadendo che «ogni morte in carcere è una sconfitta dello Stato”. Testa invita quindi a riflettere sulle condizioni materiali, psicologiche e sanitarie che possono condurre una persona detenuta a un livello di sofferenza tale da scegliere il suicidio. “Il carcere non può diventare un luogo in cui la sofferenza annienta la speranza”, osserva. La garante annuncia che nelle prossime ore approfondirà quanto accaduto all’interno della casa circondariale di Bancali. “Quante altre tragedie dovranno verificarsi prima che la tutela della dignità e della vita delle persone detenute diventi una priorità?”, conclude

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