DICE MONTALBANO. La storia dei 7 RE di Roma
Anco Marzio, quarto re (640–616 a.C.), nipote di Numa, cercò un equilibrio tra guerra e religione. Restaurò molti culti e si mostrò devoto, ma combatté valorosamente. Sotto il suo regno si rafforzarono le strutture urbane e nacquero importanti istituzioni. La sua effigie comparirà secoli dopo nelle monete repubblicane, insieme a quella di Numa.
Tarquinio Prisco, quinto re (616–578 a.C.), fu il primo dei cosiddetti “re etruschi”. Nato a Tarquinia, figlio di Damarato di Corinto e di una donna etrusca, cambiò il nome originale Lucumone in Lucio Tarquinio. A Roma ottenne il favore del re Anco e, alla sua morte, si fece eleggere dal popolo. Combatté contro Latini, Sabini ed Etruschi, ampliò il Senato, aumentò le centurie equestri e promosse grandi opere: la Cloaca Massima per prosciugare il Foro e il Circo Massimo per le corse dei carri. Fu ucciso dai figli di Anco.
Servio Tullio, sesto re (578–535 a.C.), salì al trono per volere della regina Tanaquilla, moglie di Tarquinio Prisco. Secondo la leggenda, era figlio di una schiava e favorito dalla dea Fortuna. È noto per la “Costituzione serviana”, che organizzò i cittadini in classi censitarie basate sulla ricchezza, introducendo così una forma embrionale di esercito civico e democrazia militare. Divise la città in quattro tribù urbane e fece costruire una nuova cinta muraria (le mura serviane), che ampliarono enormemente l’area urbana. Morì assassinato dalla figlia Tullia e dal genero Lucio Tarquinio, futuro re.
In un’altra versione, Servio era l’etrusco Mastarna, conquistatore del Celio. Fondò anche il tempio di Diana sull’Aventino, simbolo dell’alleanza tra Roma e i Latini.
Tarquinio il Superbo, settimo e ultimo re (534–509 a.C.), regnò con tirannia. Figlio (o nipote) di Tarquinio Prisco, salì al potere uccidendo Servio Tullio. Esautorò il Senato e opprimeva il popolo, pur mantenendo l’egemonia di Roma sul Lazio e sugli Etruschi. Portò a compimento la costruzione del tempio di Giove Capitolino. La sua rovina cominciò con lo scandalo dell’oltraggio di suo figlio Sesto a Lucrezia, moglie di Collatino. Da questa tragedia nacque una rivolta guidata da Bruto, che portò alla sua cacciata e all’istituzione della Repubblica. Tarquinio tentò più volte di riprendere il trono, ma fu respinto e morì in esilio a Cuma.
Il 509 a.C. segna l’inizio della Repubblica Romana, coincidente con la cacciata dei Tarquini e la consacrazione del Tempio di Giove Capitolino. L’assetto urbano della città in questo periodo si consolida: Roma ormai occupa i sette colli e si organizza attorno a importanti assi viari. Vengono eretti templi e infrastrutture, tra cui ponti, acquedotti e fori. L’area del Foro viene pavimentata e resa centro politico e giuridico.
Dopo l’incendio provocato dai Galli nel 390 a.C., fu costruita una nuova cinta muraria in tufo, parte della quale è ancora visibile vicino alla stazione Termini. Tra i monumenti repubblicani sopravvissuti figurano il Tempio di Vesta e quello della Fortuna Virile, entrambi nel Foro Boario. Il più vasto complesso repubblicano è visibile a largo Argentina, dove sorgono i resti di quattro templi monumentali.
Nel II secolo a.C., l’espansione di Roma rese necessarie nuove opere pubbliche: furono costruiti acquedotti come l’Acqua Marcia (144 a.C.), in grado di fornire alla città 19.000 m³ d’acqua al giorno, e nuovi ponti come l’Emilio e il Milvio. Lo spazio urbano fu riorganizzato: il Foro romano divenne sede della vita politica, mentre i fori Boario e Olitorio accolsero le attività commerciali.
Con Silla e Cesare iniziò l’epoca della monumentalizzazione della città: si costruì il Tabularium, e nel Foro sorsero nuove strutture. Fu però Augusto, fondatore dell’Impero, a trasformare Roma nella capitale del mondo, abbellendola con fori imperiali, il Colosseo e le sontuose residenze sul Palatino. Con la costruzione delle mura aureliane, Roma si preparava a un nuovo destino: diventare la culla della cristianità.