DICE MONTALBANO. Un intervento chirurgico di 5 mila anni fa

Il misterioso teschio trapanato della Sardegna
Teschio di Su Crucifissu Mannu

Un foro nel cranio, due interventi chirurgici e una sorprendente possibilità di sopravvivenza. Non è il resoconto di una moderna sala operatoria, ma la storia di un uomo vissuto oltre cinquemila anni fa in Sardegna. Il suo teschio, rinvenuto nella necropoli preistorica di Su Crucifissu Mannu, nei pressi di Porto Torres, rappresenta una delle prove più straordinarie delle conoscenze mediche delle popolazioni neolitiche dell’isola.
Il reperto proviene da un vasto complesso di domus de janas, le celebri tombe scavate nella roccia calcarea, situato nella regione della Nurra, nel nord-ovest della Sardegna. La necropoli, utilizzata tra il Neolitico recente e l’Eneolitico (IV-III millennio a.C.), ha restituito numerosi resti umani, ma il teschio con trapanazione cranica resta uno dei più significativi.
La trapanazione è considerata una delle più antiche pratiche chirurgiche dell’umanità. Consisteva nell’apertura intenzionale del cranio attraverso tecniche di raschiamento o perforazione, probabilmente eseguite con strumenti in pietra levigata o ossidiana. Sul teschio di Su Crucifissu Mannu gli archeologi hanno individuato due fori sovrapposti, dai margini regolari e levigati. Un dettaglio fondamentale ha attirato l’attenzione degli studiosi: i segni di rigenerazione ossea, che indicano come l’uomo sia sopravvissuto per un periodo successivo all’intervento.

Intervento curativo o pratica magica?

L’individuo, secondo le analisi antropologiche, era un giovane adulto di circa 25 anni. La sua sepoltura all’interno di una domus de janas suggerisce l’appartenenza a una comunità strutturata, dotata di rituali funerari complessi e di una visione simbolica della morte. Queste tombe non erano semplici luoghi di deposizione dei defunti, ma spazi carichi di significati religiosi, spesso riutilizzati nel corso delle generazioni.
Resta aperta la questione sul motivo dell’intervento. L’ipotesi più condivisa è quella terapeutica: la trapanazione poteva servire a curare traumi cranici, infezioni, crisi epilettiche o forti mal di testa causati da emorragie o pressioni intracraniche. Non si esclude, tuttavia, una funzione rituale o magico-religiosa. In molte culture preistoriche si credeva che le malattie fossero provocate da entità spirituali, e aprire il cranio poteva rappresentare un modo per liberarle.
Il teschio di Su Crucifissu Mannu racconta una storia sorprendente di competenza tecnica e organizzazione sociale. Sopravvivere a un intervento di questo tipo, in un’epoca priva di anestesia e antibiotici, implicava non solo abilità chirurgiche, ma anche cure post-operatorie e il sostegno della comunità. Un reperto che oggi, a distanza di millenni, continua a interrogare e affascinare, gettando nuova luce sulle origini della medicina e sull’ingegno delle antiche popolazioni sarde.

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