
Le hanno indossate intere generazioni di cagliaritani. Dopo quasi ottant’anni di onorato servizio, le storiche divise della scuola Laetitia stanno per diventare un ricordo. Ad annunciarlo è la stessa scuola: “Dal 1948 le divise a quadretti blu e rosa della Scuola Laetitia hanno accompagnato generazioni di bambini, diventando nel tempo un simbolo della nostra scuola e parte della sua storia. Con l’anno scolastico 2026/27 arriverà però il momento di salutare queste divise, le nostre “vecchie divise”, per dare il benvenuto a un nuovo stile. Un cambiamento importante, che guarda al futuro senza dimenticare le nostre radici. Perché ogni divisa porta con sé ricordi, volti, sorrisi e tantissime storie”. E allora si riapre il cassetto dei ricordi. Quello vero, dove molti ex alunni conservano ancora quella “compagna di tante avventure”, magari passata a un figlio o a un nipote, ma comunque custodita gelosamente. E quello della memoria, dove all’improvviso si spalancano di nuovo le porte di quel giardino che ai tempi delle elementari sembrava immenso e che è diventato piccolo troppo presto. Perché il tempo passa in un attimo e quasi senza accorgertene sei già al liceo. Nelle scuole dei grandi la divisa non si porta più. Ma cambiano le epoche e, alla fine, i ragazzi finiscono spesso per vestirsi tutti allo stesso modo. Insomma, cambia semplicemente la divisa.
Quelle della Laetitia, però, raccontano ancora di ginocchia sbucciate, di partite di calcio improvvisate con una pigna al posto del pallone e di corse a perdifiato per raggiungere la “chiesa salva-tutti” durante una partita a nascondino. Raccontano degli strappi rimediati giocando e delle toppe che le mamme ricavavano magari dal gomito della camicia dell’anno precedente: autentiche creazioni d’alta moda, almeno ai nostri occhi. E poi gli inverni, quando sotto la divisa comparivano pantaloni tanto voluminosi da rendere ogni movimento un po’ più impacciato. Nel cassetto ci sono anche i ricordi più preziosi: quelli dei genitori ancora tutti lì, anche quelli che ci hanno lasciato troppo presto, delle recite di Natale, dello sguardo benevolo di signorina Nuccia, capace comunque di incutere quel certo timore reverenziale che appartiene a un’altra epoca. In fondo quei pezzi di stoffa hanno fatto molto più che vestire generazioni di bambini. Hanno corso con noi, sono caduti con noi, si sono strappati e sporcati. Hanno accompagnato pianti che duravano cinque minuti e risate che sembravano non dover finire mai, come succede soltanto quando si è bambini. Adesso arriveranno nuove divise, nuovi bambini e nuove avventure. I quadretti blu e rosa finiranno negli armadi, nelle fotografie e nei cassetti. Ma per migliaia di cagliaritani continueranno a essere la divisa di quando il giardino della scuola sembrava ancora enorme. (Alessandro Serra)


