
Correva l’anno 1996 e al Cagliari arrivarono due giocatori svizzeri: il portiere Marco Pascolo e il difensore Ramon Vega. Quella stagione sarebbe terminata con il tragico spareggio di Napoli, perso contro il Piacenza, e la retrocessione in Serie B. Vega, però, aveva già lasciato la Sardegna: nel gennaio 1997 il presidente Massimo Cellino lo aveva ceduto al Tottenham, pochi mesi dopo il suo acquisto. Oggi quel nome esce dagli archivi rossoblù e torna d’attualità, con un’ambizione: sfidare Gianni Infantino per la presidenza della Fifa.
L’ex difensore, 55 anni, ha annunciato l’intenzione di presentarsi alle elezioni del prossimo anno. Nelle dichiarazioni riportate dalla BBC indica come punti qualificanti del suo programma la ricostruzione dei rapporti dentro il calcio mondiale, una riforma profonda della federazione e il recupero della fiducia nella sua gestione. Dopo aver concluso la carriera sportiva nel 2004, Vega ha lavorato nel settore finanziario: un’esperienza che ora affianca al passato da calciatore nel proporsi alla guida dell’organizzazione. Il suo mantra è che il pallone debba tornare a essere il punto di riferimento di ogni decisione. “Il calcio appartiene alla gente”, sostiene Vega: ai giocatori, agli allenatori, agli arbitri, ai tifosi e alle comunità che lo fanno vivere. Nessun presidente, dirigente o organismo, nella sua visione, può considerarsi più importante del gioco.
Secondo l’ex rossoblù, le divisioni e una governance debole hanno compromesso la credibilità della Fifa, alimentando uno scontro di cui pagano il prezzo soprattutto coloro che vivono il calcio ogni giorno. Le rivalità personali tra amministratori, avverte, non devono danneggiare atleti e sostenitori, estranei a quei conflitti. Vega ricorre anche a un’immagine drastica: descrive il calcio come un paziente in condizioni critiche, bisognoso di un intervento urgente. La risposta, afferma, deve essere un cambiamento sostanziale, capace di restituire stabilità e modernizzare la federazione, anziché limitarsi a ritocchi di facciata. L’annuncio in una fase in cui Infantino affronta le contestazioni suscitate dal progetto, poi abbandonato, di aprire agli investitori privati quote delle attività legate al Mondiale. Il presidente ha ribadito la volontà di restare alla guida della Fifa, nonostante le richieste di dimissioni provenienti da Uefa, Concacaf e Confederazione asiatica.


