Filippo Tortu: il velocista d’oro si racconta

Copertina Tortu 1

L’oro olimpico Filippo Tortu racconta la sua pluridecennale carriera che l’ha portato a essere uno dei velocisti italiani più forti in circolazione. Il 26enne è stato il primo italiano della storia a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri piani, battendo con il suo 9’99 lo storico record di Pietro Mennea di 10’01 che reggeva dal lontano 1979. Dopo le due medaglie di Tokyo e Roma, Tortu punta al tris dorato a squadre al mondiale settembrino di Tokyo 2025.

Nel 2020, nella 4×100 a Tokyo, vinci la medaglia d’oro forse più importante della tua carriera. Hai corso in ultima frazione, vincendo ai danni del britannico Blake di appena un centesimo. Possiamo definirla la tua migliore gara da quando corri in pista?

Senza dubbio è la mia migliore corsa. E’ stata una vittoria di squadra e dal punto di vista tecnico è stata la mia miglior prestazione. Una volta avuto il verdetto del tabellone, ho effettivamente realizzato che cosa avessimo fatto. E’ stato merito di tutti, senza la corsa e il sacrificio dei compagni mi precedevano non avrei mai avuto la possibilità di arrivare al traguardo per primo.

Che rapporto hai con i tuoi compagni di staffetta? C’è una caratteristica che ruberesti a ognuno di loro?

Abbiamo creato un bellissimo rapporto. Ci siamo conosciuti ancor prima di Tokyo grazie agli allenamenti giornalieri sempre assieme. Con Lorenzo ho avuto la possibilità di approfondire meglio il rapporto, è impossibile non volergli bene. Ruberei i piedi di Marcel per la sua grande esplosività. La corsa in curva di Fausto Desalu. La freddezza di Lorenzo Patta ogni qualvolta si approccia a una gara.

Nel 2018, a Madrid, ad appena 20 anni, batti lo storico record del 1979 di Pietro Mennea nei 100 metri con il tempo di 9’99. E’ stato un record cercato e voluto oppure è arrivato fuori dalle tue aspettative?

Non ho mai basato la mia corsa sui record degli altri. Il mio obbiettivo era scendere sotto i 10′. In quella gara, puntavo a questo traguardo personale, che di conseguenza prevedeva battere il record di Pietro Mennea.

Nel 2014 a Nanchino, in Cina, all’età di 16 anni ti infortuni a entrambe le braccia nella semifinale dei Giochi Olimpici giovanili. Quanto sei stato fermo e quanto ci hai messo a riprenderti mentalmente dall’accaduto?

Ho un bellissimo ricordo di quella trasferta nonostante la conclusione. Mi ha aiutato a legare con i miei compagni dell’epoca. Sono stato fermo per 25 giorni senza poter fare nulla. Tra l’altro avevo cambiato pure liceo scientifico, è stata la chicca per farmi prendere subito in simpatia.

Cosa pensi che vada migliorato nel tuo modo di correre? Dove ti ritieni forte e dove sei più carente?

La mia parte migliore penso sia il lanciato. La parte più carente è sicuramente la corsa in curva. Ci sto già lavorando, sento di essere ancora molto contratto e poco sciolto. Non è sempre facile, qualche volta ci riesco ma vorrei renderla automatica in ogni gara, senza troppa meccanicità.

Finora hai avuto dei rivali con cui ti è piaciuto confrontarti?

A livello nazionale, sicuramente con i miei compagni di staffetta. A livello internazionale, apprezzo tanto il pluricampione olimpico canadese Andre De Grasse. Nel 2015 guardavo molto il suo modo di correre e, nel 2017, ho corso con lui per la prima volta. E’ uno dei pochi atleti con cui non ho ancora vinto.
Vorrei tanto batterlo, ma non ne faccio un’ossessione. De Grasse mi ha sempre dato l’impressione di essere un atleta sciolto e rilassato. Queste penso siano le qualità che fanno la differenza tra un grande velocista e un campione. Rappresenta uno dei più grandi atleti che ci siano mai stati in circolazione.

Fuori dalla tua professione, cosa ti piace fare?

Nell’ultimo periodo, anche se con scarsi risultati, mi piace molto giocare a scacchi. Quando sto a casa, mi piace ascoltare la musica con il mio impianto hi-fi giradischi. Quest’anno sto ascoltando molto la disco music anni ‘70. Ho una grande fede calcistica familiare per la Juventus. Sono tifoso dei bianconeri da quando sono nato, mi è stato trasmesso da mio nonno e mio padre.

Costruisci il duecentometrista perfetto. Prendi una caratteristica di ogni atleta che ti piace e formarne uno, a tuo modo di vedere, imbattibile

Mi è sempre piaciuto il modo di partire di Asafa Powell, ex velocista giamaicano ritiratosi nel 2022, la curva di Livio Berruti, oro olimpico a Roma ‘60, l’uscita di curva di Usain Bolt e il finale di gara di Tommie Smith. La resistenza la prenderei dal grande Pietro Mennea.

Quali sono i prossimi impegni che ti aspettano e che obiettivi ti sei posto per il futuro?

Il 6 giugno correrò i 100 metri per il Golden Gala Pietro Mennea di Roma.
Vorrei vincere una medaglia nella 4×100 mondiale di Tokyo 2025 di questo settembre e punto a qualificarmi per la finale individuale dei 200 metri della medesima competizione.
Avrò il piacere di preparare le prossime gare a Olbia e Golfo Aranci. Sono due posti in cui mi sento a casa.

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