
«Sono contro l’aborto, da sempre e ancora oggi. E se fossi un ginecologo, sarei obiettore di coscienza. Oggi ho votato contro la legge sul fine vita, perché non posso tradire ciò in cui credo.» Firmato: Lorenzo Cozzolino, medico di professione, consigliere regionale di maggioranza iscritto al Partito Socialista.
Quel Partito Socialista che storicamente ha guidato battaglie per i diritti civili, per l’autodeterminazione, per la laicità dello Stato. Il partito di Pietro Nenni, per intenderci. E proprio Nenni potrebbe essersi rivoltato nella bara almeno dieci volte di fronte a una posizione cattolica professante, obiettrice di coscienza, dichiaratamente contraria all’aborto e al fine vita, oggi rappresentata al suo interno.
Eppure, è stato proprio Cozzolino – unico eletto socialista in Consiglio regionale – a esprimere l’unico voto contrario della maggioranza nella Commissione Sanità che ha approvato la proposta di legge sul fine vita. Una scelta che rivendica senza ambiguità, ma che lo pone in rotta di collisione con la tradizione riformista e laica del suo partito, e con una parte consistente della maggioranza. Non solo ha detto no alla norma, ma ha anche chiesto il commissariamento del Psi in Sardegna. Una mossa che, a volerla osservare da fuori, ha il sapore del paradosso: un uomo contrario alle battaglie storiche della sinistra che oggi reclama il controllo del partito stesso.
Perché ha votato contro la proposta sul fine vita?
Perché per me è omicidio. Punto. Io faccio il medico, ho giurato per salvare vite, non per toglierle.
Lei è un cattolico praticante?
Sì, lo sono. E non me ne vergogno. Anzi, lo dico con fierezza.
Si è confrontato con la Chiesa prima di prendere posizione?
Certo. Ho mandato il mio intervento all’arcivescovo prima di leggerlo in Commissione. L’ho fatto perché ci tengo. Non è una posizione improvvisata.
Non teme l’isolamento politico, vista anche la distanza tra le sue idee e la tradizione del Partito socialista?
Lo so bene, che il Partito socialista in passato ha fatto battaglie molto laiche, anche forti. Ma io rispondo alla mia coscienza, non ai manuali di storia. Se qualcuno nel partito storce il naso, pazienza. Preferisco restare coerente che fare il sì-signore. Se questo dà fastidio, amen.
Il suo è un atto politico o di coscienza?
È prima di tutto un atto di coscienza. Ma è anche politico, perché io non sono qui per dire sempre sì. Se qualcosa non mi convince, lo dico.
Si può essere di sinistra e contrari al suicidio medicalmente assistito?
Assolutamente sì. La sinistra ha anche un’anima cattolica, non ce lo dimentichiamo. Oggi sembra che se non sei allineato, devi stare zitto. Io no, io parlo.
Parlerà anche in Aula quando la legge arriverà al voto?
Certo. Interverrò. E so che ci sarà una posizione ufficiale del gruppo. Ma io ci metto la faccia, anche se sono l’unico.
Cosa pensa dell’idea di accompagnare un paziente che soffre verso la morte?
Accompagnare va bene, ci mancherebbe. Ma qui si vuole arrivare a far passare per terapia quello che è l’eliminazione del malato. E io questo non lo accetto.
Lei è anche contrario all’aborto?
Totalmente. Da sempre. E anche oggi. Se fossi un ginecologo, sarei obiettore di coscienza senza pensarci due volte.
Il suo partito ha votato sì. Lei no. Come la mettiamo?
Io non mi adeguo. Non sono stato eletto per obbedire. Ho un pensiero mio e non lo cambio per convenienza. Se fossi un soldatino, non servirei a niente.
Lei ha chiesto al segretario nazionale del PSI di commissariare il partito in Sardegna. Ma non è paradossale che a farlo sia un esponente dichiaratamente antiabortista, anti fine vita e cattolico praticante? Non è una rottura troppo forte con la storia laica e riformista del partito?
Io questo problema non me lo pongo. Il partito in Sardegna oggi è fermo, assente, non ha una linea. Io non voglio che si spenga. Per questo ho chiesto il commissariamento. Se poi la mia posizione dà fastidio a chi ha in mente un altro PSI, non è un problema mio. Io ci metto la faccia, ci metto impegno, e ci sono.


