Fotovoltaico a Sant’Elia, la Regione blocca il progetto del Ministero: Agus avverte, “Bene così ma guardia sempre alta”

Uno scorcio del colle Sant’Ignazio

Bloccare il mega impianto fotovoltaico voluto dal Ministero della Difesa è stata una scelta giusta e necessaria. Ma guai ad abbassare la guardia. Per Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti in Consiglio regionale, la vicenda del colle di Sant’Elia non rappresenta solo una battaglia vinta: è l’inizio di un confronto più ampio, che impone attenzione costante sulle strategie “militari travestite da ambientali” calate dall’alto sui territori.

L'artifizio del Ministero

Il riferimento è al bando nazionale promosso da Difesa Servizi, che puntava a realizzare 37 ettari di pannelli fotovoltaici in un’area di proprietà militare, senza alcun confronto con Regione o Comune. Un progetto definito da Agus “scellerato”, non solo per l’impatto ambientale sul colle, ma per la logica che, secondo il politico cagliaritano, lo sostiene: far rientrare opere civili nella contabilità della spesa militare, nel tentativo di avvicinarsi alla nuova soglia del 5% del PIL imposta dalla Nato.

Agus paragona l’operazione a una “nuova lista del molibdeno”, richiamando il celebre episodio (sdoganata ai più da Alessandro Barbero) del 1939 in cui l’Italia fascista cercò di guadagnare tempo prima dell’ingresso in guerra fornendo a Hitler un elenco irrealistico di materiali. Oggi, secondo il consigliere, la stessa finzione si ripete: porti, ponti (tipo quello di Messina), cantieri e parchi fotovoltaici vengono etichettati come “dual use” – cioè utilizzabili sia in ambito civile che militare – per gonfiare artificialmente i dati della difesa.

"Guardia alta"

“La risposta della Regione è stata netta e corretta – sottolinea Agus – ma non basta. Sant’Elia è un precedente importante, non un punto d’arrivo. Altri progetti arriveranno, e saranno presentati con lo stesso schema: difesa, sicurezza, transizione ecologica. È su questo che serve vigilare. La pianificazione non può essere imposta da Roma. Le decisioni sul territorio devono passare dalle comunità, come previsto dallo Statuto”.

Il processo di trasferimento del colle di Sant’Elia alla Regione è ora avviato. L’obiettivo, conclude Agus, è che venga destinato “a usi ambientali, sociali e culturali”, nel rispetto della sua storia e del suo valore simbolico per Cagliari e per la Sardegna.

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