“Grazie per essere venuti a vedere la refurtiva”: Roberto Graffi presenta la sua mostra fotografica “Il ladro”

Locandina della mostra

Uscire dalle dinamiche social e riappropriarsi del reale: questa è la premessa della mostra fotografica “Il ladro” di Roberto Graffi. Una storia, tra gruppi Facebook e commenti, raccontata questo weekend a Casa Saddi, a Pirri, attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica.

Come nasce la mostra

Roberto Graffi, fotografo di professione, si trasferisce a Pirri con la sua famiglia qualche mese fa e, per conoscere meglio il posto, inizia a osservarlo e scoprirlo attraverso la sua macchina fotografica. Viene notato subito dagli abitanti che, ritenendo il suo comportamento bizzarro, iniziano a pubblicare i primi post sul gruppo Facebook “La voce di Pirri”. Gli utenti parlano di un ladro, con due bambini al seguito: “Stava prendendo le misure”, “Io l’ho visto in via Curtatone, angolo via Risorgimento”.

Graffi viene a scoprire del gruppo e ha subito l’idea per la sua nuova mostra: le immagini che aveva scattato, per conoscere il suo nuovo posto, vengono accompagnate dai commenti che ha ricevuto, proprio per averle immortalate. Il fotografo afferma: “Ho voluto rovesciare i significati: ciò che nasce su Facebook spesso rimane in sospeso e si crea una situazione sostanzialmente inutile, perché non si chiude il cerchio. Invece, in questo caso, ho coinvolto le persone che hanno scritto e le ho rese partecipi: voglio che escano da questa trappola del social digitale e rientrino nel “social” vecchia maniera”.

La risposta

La mostra, racconta Graffi, è la risposta ai commenti del gruppo. Dopo il “panico” generato dagli utenti, infatti, l’amministratore de “La voce di Pirri” ha scritto un post per invitare le persone alla mostra, per comprenderne il significato. Roberto Graffi sottolinea: “A quel punto c’è stato silenzio, che cosa significa questo silenzio? Che solo se sei in un ambiente protetto tiri fuori gli artigli e ruggisci. Davanti alla verità, però, sei disarmato perché non hai gli strumenti per comunicare. Io non voglio che la gente mi venga a chiedere scusa, non è questo, ma vorrei si rientrasse nella società, che si discutesse insieme”.

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