
Cinquant’anni non sono solo una ricorrenza: sono il tempo necessario perché una storia diventi tradizione. Nel 2026 i Tenores di Neoneli celebreranno mezzo secolo di attività, un traguardo che va ben oltre l’ambito musicale e che coincide con l’identità stessa di Neoneli. “Quando dico Neoneli, ovunque mi trovi, il nome viene subito associato al coro”, racconta con orgoglio il sindaco del paese Salvatore Cau, che da cittadino prima e da amministratore poi ha accompagnato tutte le principali tappe del gruppo. Dal 2000, prima come amministratore e poi da primo cittadino, ha festeggiato i 25 anni, i 40, i 45 e ora guarda al 2026, quando Comune e Tenores celebreranno insieme un anniversario che appartiene all’intera comunità. Ogni lustro è stato segnato da un evento speciale e anche per i 50 anni si sta già pensando a un appuntamento per celebrare la ricorrenza. E’ il giusto riconoscimento per una storia che ha portato il canto a tenore ben oltre i confini dell’isola.
Nel corso della loro carriera, i Tenores di Neoneli si sono esibiti in oltre 36 Paesi, attraversando quattro continenti e cantando in città simbolo della cultura mondiale come Parigi, Buenos Aires, New York, Mosca, Pechino, Sydney e Toronto. In Italia hanno calcato i palchi di quasi tutte le regioni, partecipando ai festival più prestigiosi e collaborando con importanti istituzioni culturali. Tra le esibizioni più memorabili spicca il concerto in mondovisione del 2003 in Piazza San Pietro, davanti a Papa Giovanni Paolo II, accanto alla Premiata Forneria Marconi. Più volte ospiti del Premio Tenco, nel 1997 e nel 1998, hanno condiviso il palco con artisti come Francesco Guccini, Angelo Branduardi e i Chieftains. I tour negli Stati Uniti, in Giappone e in Australia hanno trasformato il canto arcaico sardo in un linguaggio universale, capace di dialogare con pubblici e culture lontanissime. Le collaborazioni con nomi di primo piano della musica italiana e internazionale – da Elio e le Storie Tese a Eugenio Finardi, dai Modena City Ramblers a Francesco Baccini, fino a Daniele Silvestri, Angelo Branduardi e Paolo Fresu – raccontano una capacità rara: rimanere fedeli alla tradizione senza mai rinunciare alla sperimentazione. Nel 2026, quando si spegneranno simbolicamente cinquanta candeline, non si celebrerà solo un anniversario. Si festeggerà una comunità che ha saputo riconoscersi nella propria voce e portarla nel mondo, trasformando un canto antico in una tradizione viva. (as)