
Nella misteriosa vicenda dell’attentato dinamitardo che vede come mandante il suo amico Lavitola, l’unica certezza è che Ranucci se la caverà. E questo non tanto e non solo perché, allo stato attuale, il conduttore di Report risulta essere la vittima di un atto intimidatorio con tanto di esplosivo nella sua auto, come sa bene ogni garantista, quanto perché gode di quell’immunità morale che viene concessa a chi appartiene al sancta sanctorum dell’informazione. Ranucci, tuttavia, è stato bocciato al test Ranucci ovvero a quello che impone agli altri, che precede le sentenze e che si risolve con una condanna mediatica per l’imputato perfino quando i giudici, quelli veri, lo assolvono. La frequentazione con personaggi, a dir poco, discutibili, la disinvoltura nell’instaurare amicizie con le fonti, il suo curioso essere “a sua insaputa” vittima di un complotto ordito addirittura per farlo diventare presidente del Consiglio dei ministri, sono gravi e concordati indizi per il “codice penale Ranucci”, quello che sbatte in testa agli altri. Delle due è l’una: o il giornalista è parte del progetto o è vittima. Tertium non datur. Nel primo caso, saranno altre sedi a valutare il da farsi. Nel secondo caso, quale credibilità possono avere le inchieste di un giornalista tanto ingenuo da non conoscere quali potessero essere le conseguenze dell’amicizia con Lavitola? Proprio lui che per anni ha dato in pasto ai telespettatori, con musiche di sottofondo scelte ad arte, le cattive compagnie dei politici? Come può condurre Report una persona che, se sottoposta a una valutazione con lo stesso metro, finirebbe ridicolizzata peggio dei suoi bersagli dell’ultimo decennio? Con la doppia morale. Per questo se la caverà. La grande lezione è che la ricerca dell’uomo della Purezza è fallace quanto quella di uomini della Provvidenza. Sono simmetriche. Ma sembra che non impariamo mai. Avanti il Prossimo. (Alessandro Serra)


