IL PERSONAGGIO. Gabriele Chiesa, il chitarrista col cappello sul palco con i grandi

Chi è il giovanissimo cagliaritano che sabato alla Fiera ha aperto il concerto di Eric Johnson
Andrea Valeri, Gabriele Chiesa (al centro), Eric Johnson

Tutto è iniziato quattro anni fa o giù di lì. Gabriele Chiesa, il chitarrista prodigioso che a 13 anni ha aperto sabato il concerto di Eric Johnson alla Fiera, era soltanto un bambino cagliaritano curioso. Figlio unico, stimolato e seguito in famiglia, mostrava una sterminata passione per la natura e sapeva tutto, ma proprio tutto sulle mantidi. Chissà perché. Nulla invece di spartiti, solfeggio, strumenti musicali, note. Ma appunto con curiosità Gabriele si avvicinava alla chitarra, muovendo quelle dita troppo piccole e sottili sulle corde di metallo di una Sakura per mettere insieme un giro di do. Bennato, “Il gatto e la volpe”, un classicone per iniziare. Poi il teatro, con la regista Monica Zuncheddu fucina di ragazzini talentuosi e ancora la musica, sempre la chitarra con un primo maestro, il cagliaritano Fabrizio Lai, che imposta Gabriele allo strumento. L’arpeggio, sempre più complesso, diventa un fatto naturale, una scommessa vinta insieme al ritmo che Gabriele imprime, anche battendo sulla cassa con la mano. Per ora ma chissà è il blues la sua casa madre, il posto fisso dove questo giovanissimo artista trova la sua anima. Chiamatelo finger style, se preferite il termine tecnico.
I primi concerti, apparizioni in teatri anche a Milano con altri bluesman come Enrico Polverari e Fabrizio Poggi, l’incontro con Vinicio Capossela che gli permette di suonare a Lanusei con lui “Ovunque proteggi”. In testa Gabriele ha un cappello morbido sul verde grigio che indossa sempre: è una cifra stilistica ma era anche uno dei cappelli del nonno. E poi ancora chitarra, ogni giorno a casa per ore. E poi un altro accompagnatore di fama che si chiama Andrea Valeri, sta a Olbia e fa il concertista. Ogni fine settimana sulla 131 per arrivare a suonare tutto un giorno insieme.

Ha scritto un brano per Cagliari

Arriva così la tappa di Eric Johnson alla Fiera, con lui che mentre cena nel camerino si ferma e ascolta Gabriele. E arriverà così, man mano, all’improvviso tutto il resto nella carriera di questo musicista che porta in scena se stesso con l’assoluto candore dell’adolescenza. Sabato sul palco Gabriele ha proposto un suo pezzo molto complesso, “La Città del Sole”, come l’opera di Francesco Alziator. Dice Gabriele: “Ho voluto dedicare un brano alla mia città, mentre lo componevo mi è venuto spontaneo intitolarlo così. Cagliari ha una luce particolare, inconfondibile, che mi infonde energia positiva”. E questo è: tra la Sella e le Torri è nato un artista.
Claudio Cugusi

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