
La Sardegna vuole il metano? Un progetto esiste già e ha iniziato il suo percorso otto anni fa. Dal 2023 ha completato il lungo iter autorizzativo previsto dalla normativa. Si tratta dell’intervento proposto dalla società Sardinia LNG per la realizzazione di un terminal di GNL (Gas Naturale Liquefatto) nel Porto Canale di Cagliari. L’obiettivo è fornire metano agli utenti civili e industriali di Cagliari e del Sud Sardegna come fonte energetica alternativa a quelle attualmente presenti sull’isola, senza la necessità di nuove infrastrutture. L’impianto sorgerebbe a circa 200 metri dalla rete di trasporto e distribuzione già esistente nell’area vasta di Cagliari, oggi alimentata con aria propanata. La realizzazione del terminal consentirebbe l’immediata connessione di circa 115.000 utenti, pari a quasi un terzo della popolazione sarda.
I benefici stimati sono rilevanti: un risparmio medio annuo di circa 400 euro per le famiglie che utilizzano il gas per cottura, acqua calda e riscaldamento, e di 113 euro per chi lo utilizza solo per cottura e acqua calda sanitaria. A questi si aggiungono vantaggi ambientali legati alla riduzione delle emissioni di CO₂. Il progetto rappresenterebbe anche una risposta agli obblighi europei: il porto di Cagliari rientra tra i 14 porti italiani “core” delle reti TEN-T (Regolamento UE 1315/2013), chiamati a garantire la disponibilità di combustibili alternativi puliti. Il terminal potrebbe rifornire le grandi navi da crociera alimentate a GNL e favorire, grazie a energia a costi più contenuti, l’insediamento di nuove attività produttive. I tempi di realizzazione sarebbero rapidi: circa un anno, grazie alla presenza delle opere di connessione già esistenti e al fatto che, allo stato attuale, si tratta dell’unico progetto in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie. È inoltre già prevista e autorizzata la possibile connessione al gasdotto Sulcis–Cagliari. Il costo complessivo dell’impianto, pari a 112,9 milioni di euro IVA inclusa, sarebbe sostenuto da capitali privati.
Secondo un’analisi di Nomisma, i benefici economici supererebbero i costi di oltre venti volte. Eppure il progetto resta fermo. La Regione Sardegna, nonostante i ripetuti solleciti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, non ha ancora espresso l’intesa necessaria per concludere il procedimento. A ottobre i proponenti (leggi soprattutto Vitol proprietaria della SARAS) hanno presentato un’ulteriore diffida per ottenere una risposta. Nel frattempo, la presidente della Regione Alessandra Todde si è detta favorevole a un impianto nel porto di Oristano.
Una scelta che solleva interrogativi: i costi di realizzazione sarebbero stimati in misura quadrupla e, trattandosi di un’infrastruttura riconducibile a soggetti a partecipazione pubblica come Snam, finirebbero con ogni probabilità sulle bollette o sulle tasse dei cittadini. A questo si aggiungono le criticità strutturali legate alla conformazione del porto di Oristano rispetto alle manovre delle navi gasiere. Non aiuta a capire nemmeno la questione dell’approvvigionamento di Eurallumina nel Sulcis, che potrebbe essere garantito anche dal terminal di Cagliari. Mentre si avvicina il phase-out dalle fonti fossili e sull’Isola si accende il dibattito sulle rinnovabili, resta una domanda centrale: qual è la strategia energetica della Regione Sardegna? Metano sì o metano no?