
In Sardegna chiude un bar al giorno. Nel 2024 l’isola ha perso 345 locali, pari a un calo del 3,2 per cento rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal Rapporto Ristorazione 2025 della Fipe-Confcommercio, elaborato su dati InfoCamere, che registra nell’isola un arretramento più marcato rispetto alla media nazionale.
Oggi restano attive 4.687 imprese nel comparto bar e 6.527 ristoranti, per un totale di 11.386 attività legate alla ristorazione. Il saldo complessivo è negativo (-1,1 %), con un leggero incremento solo nel settore del catering e delle mense (+6,5 %). Quasi la metà dei bar sardi è gestita da imprese individuali, spesso prive della forza economica necessaria per sostenere l’aumento dei costi energetici, la contrazione dei consumi e la difficoltà di reperire personale qualificato.
Il tema è stato rilanciato da La Nuova Sardegna in un articolo di Paolo Ardovino, che ha evidenziato come la desertificazione commerciale stia modificando la geografia sociale dell’isola, lasciando interi paesi senza un presidio di incontro.
La Fipe avverte che il rischio non riguarda solo l’economia, ma la coesione territoriale. Se la Sardegna continua a perdere abitanti e imprenditori, il rischio è che insieme ai bar scompaia anche una parte della sua vita di comunità: quella quotidiana, fatta di persone, abitudini e relazioni che oggi si stanno spegnendo una chiusura dopo l’altra.


