Intesa San Paolo abbandona la Sardegna: sindacati denunciano "desertificazione bancaria"

Banca Intesa San Paolo – Sassari

Chiusure di filiali e accorpamenti nel nord dell’isola. Le organizzazioni sindacali: “Strategia che penalizza cittadini e dipendenti”
Banca Intesa San Paolo sta abbandonando “pezzo dopo pezzo” il territorio sardo, con una strategia che privilegia gli utili a discapito delle necessità di cittadini, imprese e dipendenti. È l’accusa lanciata dalle segreterie territoriali di Sassari e dalla Rsa Intesa San Paolo attraverso un duro comunicato stampa diffuso il 23 maggio.

Le decisioni contestate

Nel mirino dei sindacati una serie di provvedimenti che stanno ridisegnando la presenza della banca nel nord Sardegna. L’accorpamento della filiale imprese di Sassari su Olbia rappresenta uno dei casi più significativi, con il declassamento della struttura sassarese a semplice distaccamento.
Non meno pesanti i trasferimenti forzati che interessano sia clienti che dipendenti: da Sorso a Porto Torres e da Thiesi a Macomer. All’orizzonte si profila inoltre la chiusura di quattro filiali nel capoluogo turritano, oltre alla definitiva serrata degli sportelli di Ossi e Sennori.

L'impatto sul territorio

“Non si tratta soltanto di ridurre il presidio delle filiali”, spiegano i sindacati nel documento, “ma di negare ai territori un servizio fondamentale per sostenere l’economia locale”. L’accorpamento della filiale imprese viene letto come “palese dimostrazione della volontà di abbandonare il territorio”, con conseguenze dirette sul supporto al tessuto economico e imprenditoriale locale, già fragile.
Le organizzazioni sindacali denunciano anche l’inadeguatezza delle comunicazioni alla clientela riguardo alla progressiva chiusura delle casse nelle filiali, generando “disservizi non trascurabili proprio sulle piazze più isolate”.

Le condizioni dei lavoratori

Particolare preoccupazione viene espressa per l’aggravio delle condizioni di lavoro che questi cambiamenti comportano. I sindacati sottolineano come il personale bancario sardo abbia sempre dimostrato “dedizione e serietà che meriterebbero ben altra attenzione”, invece di vedere vanificati i propri sacrifici attraverso chiusure e accorpamenti.
La situazione si aggrava ulteriormente considerando la “drammatica e annosa carenza di organici”, mai compensata dall’azienda nonostante i pensionamenti e prepensionamenti degli ultimi anni, in violazione degli accordi nazionali con le organizzazioni sindacali.

La richiesta alle istituzioni

Nel comunicato, i sindacati chiedono che l’azienda dimostri “con i fatti la sbandierata attenzione alle aree svantaggiate”, proponendo l’insediamento di centri di lavoro per nuove attività che la tecnologia consente di svolgere in qualsiasi territorio.
“Davanti agli utili stratosferici degli ultimi anni”, concludono le organizzazioni sindacali, “chiediamo rispetto verso lavoratrici e lavoratori e verso un territorio che ha forte bisogno di supporto infrastrutturale”.
La protesta dei sindacati si unisce a quella dei sindaci interessati dalle recenti chiusure, con un invito rivolto a tutte le amministrazioni del nord Sardegna per esprimere “un corale dissenso” non solo verso Intesa San Paolo, ma anche verso gli altri istituti di credito che stanno progressivamente abbandonando il presidio del territorio.

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