
A Lollove ci sono porte che da anni non si aprono più. Dietro, stanze vuote, vecchi focolari, storie di famiglie e di partenze. Fuori, le pietre dei vicoli conservano le tracce di un paese che un tempo aveva scuole, botteghe, bambini che giocavano per strada e una quotidianità scandita dal lavoro e dalle tradizioni. Oggi, tra quelle stesse case, sopravvive uno dei borghi più suggestivi della Sardegna. Un luogo in cui la bellezza convive con l’assenza, la memoria con il desiderio di futuro. E dove persino il silenzio sembra avere qualcosa da raccontare.
A pochi chilometri da Nuoro, Lollove si scopre seguendo le stradine acciottolate che risalgono il pendio, tra portali antichi, scalinate consumate e scorci improvvisi sulla vallata. Le case in pietra grigia, i tetti di tegole e i piccoli cortili custodiscono l’identità di una Sardegna rurale che ha attraversato i secoli. Qua e là, una finestra ancora abitata, un vaso di fiori o una porta socchiusa ricordano che, dietro l’apparente immobilità, la vita continua. Entrato a far parte del club “I Borghi più belli d’Italia”, Lollove offre un percorso in cui storia, paesaggio e tradizioni si incontrano a ogni passo.
Il cammino conduce alla chiesa di San Biagio, con il portale in trachite rosa, e a quella di Santa Maria Maddalena, legata alla leggenda delle monache che, costrette ad abbandonare il paese, avrebbero pronunciato una maledizione: “Lollove sarai come l’acqua del mare, non crescerai e non morirai mai”. Parole tramandate nei secoli, che sembrano raccontare il destino di un borgo rimasto piccolo, ma mai scomparso. La leggenda si confonde con la storia, alimentando quell’alone di mistero che accompagna Lollove e ne rende ancora più affascinante la scoperta.
Tra queste strade si ritrova anche l’universo letterario di Grazia Deledda. La scrittrice nuorese scelse Lollove come ambientazione del romanzo “La madre”, intrecciando paesaggio, spiritualità e passioni umane. Un legame che rende la visita un incontro con quella Sardegna profonda che attraversa le sue pagine. Tra le case raccolte lungo il pendio e il profilo delle colline, sembra quasi di riconoscere le atmosfere intense e tormentate dei suoi personaggi, in un paesaggio che diventa parte stessa del racconto.
Il progressivo spopolamento ha cambiato il volto del paese, svuotando abitazioni e riducendo la comunità a pochissimi residenti. Un tempo, tra queste strade, si intrecciavano le vite di centinaia di persone, il lavoro nei campi e nei pascoli, le feste religiose e i piccoli riti della quotidianità. Oggi quella memoria sopravvive nelle pietre e nei racconti di chi è rimasto. Eppure Lollove continua a cercare nuove possibilità, tra iniziative culturali, percorsi nella natura ed esperienze dedicate agli antichi mestieri e ai sapori della tradizione. Occasioni per riscoprire il borgo senza snaturarne l’identità, restituendo valore anche ai gesti più semplici.
A confermare il fascino del borgo è il successo dell’ultima edizione di Cortes Apertas, nell’ambito di Autunno in Barbagia: secondo il bilancio riportato dalla Nuova Sardegna, oltre dodicimila visitatori hanno attraversato le sue strade, riempiendo cortili e vicoli di voci e incontri. Un risultato straordinario per un paese che conta ormai pochissimi abitanti e che, per qualche giorno, ha ritrovato l’energia di una comunità numerosa.
Le tradizioni, i sapori, l’artigianato e l’accoglienza hanno restituito ai visitatori il piacere di un incontro diretto con la cultura del territorio, dimostrando quanto questo piccolo borgo sia ancora capace di suscitare interesse e meraviglia. Poi la festa finisce. I visitatori ripartono, le strade tornano silenziose e Lollove ritrova il ritmo dei suoi giorni. Ed è proprio qui che si misura la sfida più grande: trasformare l’interesse turistico in opportunità capaci di sostenere chi resta, recuperare le case e restituire nuove prospettive al borgo. Perché la sua bellezza non diventi soltanto qualcosa da ammirare, ma una risorsa attorno alla quale costruire nuove possibilità di vita. Lollove merita di essere scoperto anche lontano dai giorni di festa, quando i vicoli sono vuoti, il paesaggio torna protagonista e dietro qualche porta c’è ancora una vita che continua. È allora che il borgo restituisce forse la sua emozione più autentica: quella di un luogo che ha conosciuto le partenze, ma conserva intatta la capacità di accogliere chi arriva. Le altre porte aspettano. E forse il futuro di Lollove comincia proprio da lì. (Elena Carta)


