
La Global Sumud Flotilla prosegue nella sua navigazione verso Gaza. Sono circa 402 i chilometri che separano le imbarcazioni dall’ingresso nelle acque palestinesi. Lo scopo della missione è rompere il blocco illegale di Israele, aprire un corridoio umanitario e favorire l’ingresso permanente di aiuti per la popolazione di Gaza. Nonostante il doppio attacco di droni, ancora di misteriosa provenienza, e le parole del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella in cui si chiedeva agli attivisti di fermarsi a Cipro, la missione delle imbarcazioni italiane, assieme a tutte le altre, continua il suo viaggio verso le acque palestinesi.
Nell’imbarcazione italiana Karma ci sono a bordo i parlamentari dem Arturo Scotto e Annalisa Corrado, che rivendicano la natura “pacifica e non violenta” della missione e preannunciano: “Crediamo che nessuna delle imbarcazioni forzerà il blocco, perché si tratta di una missione pacifica e non violenta: queste sono le regole di ingaggio fin dall’inizio. All’alt di Israele ci fermeremo. Se ci abbordano non faremo resistenza e saremo pronti ad essere eventualmente arrestati, sappiamo che potrebbe prefigurarsi anche uno scenario del genere”. E se qualche attivista dovesse reagire? “Ogni capitano valuterà cosa fare a seconda delle condizioni di pericolo”. Con loro viaggiano altri rappresentanti italiani: il senatore M5S Marco Croatti e l’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi. La questione sarà fare i conti – già adesso ci sono confronti costanti tra gli equipaggi – con le decisioni di tutte le 530 persone che stanno partecipando alla missione.
“L’incontro tenutosi domenica 28 settembre tra la delegazione italiana e il ministro Crosetto non ha portato a impegni concreti volti a garantire sicurezza e protezione alla Flottila – dice la portavoce italiana della Flotilla Maria Elena Delia – Pur riconoscendo la complessità del quadro internazionale, riteniamo che l’atteggiamento del governo italiano si stia traducendo in nient’altro che nella complicità con le linee politiche che stanno causando sofferenze a Gaza, poiché l’assenza di azioni concrete contribuisce a mantenere lo status quo. Un governo che sceglie di non intervenire, e di non esercitare pressione diplomatica, finisce con il legittimare situazioni che violano il diritto internazionale anziché contrastarle”, ha concluso la portavoce.


