Inchiesta del Sole 24 Ore: la Russia sempre più presente nel Mediterraneo

Dalla Siria alla Libia, cresce la tensione sul fianco Sud della Nato
Vladimir Putin

Navi militari, mercantili carichi di mezzi blindati, basi aeree potenziate e nuovi accordi economici e logistici. La Russia starebbe accelerando la propria penetrazione nel Mediterraneo attraverso una strategia che unisce presenza militare, diplomazia, commercio e guerra ibrida. È il quadro tracciato da un’inchiesta de “Il Sole 24 Ore”, che mette in relazione una serie di movimenti registrati negli ultimi mesi lungo l’intero versante meridionale del Mediterraneo. Una pressione crescente alla quale i Paesi della Nato rispondono intensificando esercitazioni e attività di sorveglianza. Al largo di Tripoli è in corso una manovra navale internazionale alla quale partecipano, oltre alla Libia, anche Italia, Algeria, Marocco, Tunisia, Francia, Malta, Mauritania, Portogallo e Spagna.
L’obiettivo è contrastare l’immigrazione irregolare e i traffici di esseri umani e armi. Nei giorni precedenti, a Biserta, in Tunisia, l’esercitazione “Phoenix Express 2026” aveva coinvolto anche i marines statunitensi e previsto simulazioni contro gli attacchi informatici alle navi. Secondo la ricostruzione, Mosca avrebbe ripreso a muovere le proprie unità verso la Siria: quattro navi, tra cui due petroliere e un cacciatorpediniere, sono arrivate nel porto di Tartus. Parallelamente, la Russia starebbe consolidando i rapporti con l’Egitto, dove ha ottenuto per 99 anni la concessione di due strutture logistiche in prossimità degli accessi al Canale di Suez. Il principale punto d’appoggio russo rimane però la Cirenaica, controllata da Khalifa Haftar. Militari e mercenari dell’Africa Corps sarebbero presenti in sei basi aeree libiche, alcune delle quali interessate da lavori di ampliamento delle piste e ricostruzione di hangar ed edifici.

L’obiettivo è ostacolare la stabilizzazione della Libia?

Tre navi russe avrebbero inoltre raggiunto Tobruk, scaricando veicoli blindati antimina e mezzi per il trasporto delle truppe, successivamente trasferiti verso le basi dell’interno. Queste attività potrebbero rafforzare Haftar anche nel confronto con le tribù del Fezzan, una regione strategica nella quale sono presenti importanti interessi energetici italiani, a partire da quelli dell’Eni. Segnali arrivano anche dall’Algeria, dove nell’ultimo anno sarebbero atterrati oltre 160 cargo riconducibili agli interessi del Cremlino. La Tunisia, invece, ha incrementato del 57% le esportazioni agroalimentari verso la Russia dall’inizio dell’anno. Si ipotizza che Mosca punti a ostacolare la stabilizzazione e l’unificazione della Libia, condizionandone le future elezioni e la collaborazione energetica con l’Europa. Una strategia che rappresenterebbe una minaccia soprattutto per l’Italia, direttamente esposta alle conseguenze politiche, migratorie ed economiche di una nuova fase di instabilità nel Mediterraneo.

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