La Sardegna difende le sue razze ovine: stop alla modifica del disciplinare del Pecorino Romano DOP

Pecorino romano DOP

La Giunta regionale della Sardegna ha approvato due provvedimenti di rilievo per il settore agro-pastorale isolano, entrambi proposti dall’assessore all’Agricoltura Gian Franco Satta. Da un lato, il via libera al rendiconto di gestione 2024 dell’Agenzia ASVI Sardegna; dall’altro, un parere negativo alla proposta di modifica del disciplinare di produzione del Pecorino Romano DOP, avanzata dal Consorzio di tutela.
Una decisione che va oltre il piano tecnico e si inserisce in una visione politica ben precisa: tutelare l’identità agroalimentare sarda, difendere la biodiversità e sostenere i modelli di allevamento tradizionali.

Approvato il bilancio ASVI

Con il via libera all’esecutività del rendiconto 2024, l’Agenzia ASVI – braccio operativo della Regione per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura – prosegue nel suo lavoro a sostegno delle aziende agricole. Il documento approvato consente all’ente di continuare a operare con piena efficacia, investendo su transizione ecologica, digitalizzazione delle imprese rurali e valorizzazione delle produzioni locali. L’obiettivo dichiarato: rendere l’agricoltura sarda più competitiva, sostenibile e capace di affrontare le sfide del mercato globale.

Pecorino Romano DOP

La seconda delibera approvata riguarda una questione molto più delicata e simbolica: la richiesta, da parte del Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP, di modificare il disciplinare di produzione eliminando l’obbligo di specificare le razze ovine ammesse per la produzione del latte. La Giunta ha espresso un secco parere contrario, motivato dal rischio di un indebolimento del legame tra il prodotto e il suo territorio d’origine. Una scelta che, secondo l’assessore Satta, sarebbe in contrasto con le politiche regionali per la tutela della biodiversità, la difesa dei saperi agro-pastorali e la promozione dei sistemi di allevamento tradizionali.

Le razze autoctone al centro del dibattito

Il disciplinare del Pecorino Romano, aggiornato nel 2021, prevedeva l’uso esclusivo di latte proveniente da razze ovine autoctone, tra cui la Sarda, la Nera di Arbus, la Comisana, la Massese, la Vissana, la Sopravissana e la Pecora dell’Amiata, con un periodo transitorio di sette anni per consentire la riconversione degli allevamenti.
La nuova proposta avanzata nel dicembre 2024, però, rimuove ogni riferimento esplicito a queste razze, suscitando preoccupazione e opposizione da parte di numerose realtà del territorio.

Identità e mercato: una scelta politica

La decisione della Regione non ha effetti giuridicamente vincolanti sul disciplinare, la cui approvazione spetta agli organismi nazionali ed europei. Tuttavia, il parere negativo della Giunta sarda ha un chiaro valore politico e culturale. La Sardegna riafferma così la propria volontà di difendere le produzioni tipiche e i modelli agricoli legati al territorio, in un momento in cui molti Consorzi di tutela si interrogano su come conciliare le esigenze del mercato con quelle della qualità e dell’identità. In gioco non c’è solo la composizione di un disciplinare: c’è l’idea stessa di DOP come presidio culturale e ambientale, non solo come marchio commerciale.

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