La strada del mondiale di rally porta a Roma, ma la Sardegna non ci sta

La Regione si prepara ad aumentare i fondi per far in modo che il Mondiale di Rally non si sposti dalla Sardegna. Questo a seguito alla decisione del Governo di trasferire l’importante manifestazione fuori dall’isola.

Nizzi e Caciotto

Olbia e Alghero sono le due comunità maggiormente interessate dalla decisione presa dal Ministero dello Sport. Qualora il rally dovesse disputarsi a Roma, le due località turistiche del nord Sardegna perderebbero un evento a richiamo internazionale e anche l’indotto economico che ne consegue. “Se il rally venisse spostato, sarebbe una perdita grave non solo per Olbia, ma per tutta la Sardegna. Non si tratta solo di uno sport, ma di un evento che garantisce visibilità internazionale e genera un indotto fondamentale per l’economia locale”, ha commentato il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, sottolineando l’importanza di mantenere l’evento nell’isola. Anche Raimondo Caciotto, il sindaco di Alghero ha espresso il suo disappunto, dichiarando: “Spostare il rally a Roma significherebbe privarci di una delle manifestazioni più rilevanti per la nostra isola. L’indotto economico che ogni anno il rally porta è un motore vitale per le nostre comunità”. Infine, l’assessore regionale al Turismo, Franco Cuccureddu, ha preso posizione, affermando: “Se la questione riguarda le risorse economiche, siamo pronti a incrementare immediatamente gli stanziamenti”.

La guerra dell'indotto

Il rally di Sardegna, parte del Campionato Mondiale, ha sempre rappresentato non solo un evento sportivo di grande prestigio, ma anche una risorsa strategica per l’economia dell’isola. Dal 2004, infatti, ogni anno decine di migliaia di appassionati e turisti affollano le strade sarde, generando un impatto economico che coinvolge alberghi, ristoranti, negozi e molte altre attività commerciali. La possibilità di perdere questa manifestazione rappresenterebbe un duro colpo per le piccole e medie imprese locali, che dipendono fortemente da questi flussi turistici per la loro sopravvivenza.

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