
“Chi ha appiccato l’incendio di Villasimius non può e non deve beneficiare di alcuna attenuante. Ha messo a rischio vite umane e va punito con il massimo della severità”.
A dirlo è Roberto Li Gioi (M5s), presidente della commissione Ambiente del Consiglio regionale: il consigliere M5S oggi sarà a Tempio per prendere parte alla commemorazione del grande incendio del 1983 in cui persero la vita nove persone. Un’occasione – dice – “per ricordare, ma anche per agire: serve una stretta netta contro i piromani”.
“Le pene attuali non rappresentano un deterrente efficace. Spesso sono ridicole: anche quando c’è la condanna, chi ha appiccato un incendio se la cava con pene minime, magari ai domiciliari o con sconti di pena. Serve una riforma che preveda pene più severe e l’obbligo di scontarle in carcere, non altrove”, incalza Li Gioi, che chiede un intervento legislativo immediato.
Chi appicca un incendio in modo doloso può essere punito, secondo il codice penale italiano, con la reclusione da 3 a 7 anni se il rogo mette in pericolo la vita delle persone e con la reclusione da 4 a 10 anni se si tratta di incendio boschivo doloso. Se invece l’incendio è colposo la pena prevista è la reclusione da 1 a 5 anni. In presenza di circostanze aggravanti o attenuanti, la pena può essere aumentata o ridotta.
Nel mirino, secondo Li Gioi, c’è l’inefficacia concreta del sistema sanzionatorio, troppo spesso attenuato da percorsi alternativi al carcere. “Una pena a dieci anni per chi mette a rischio la vita delle persone dovrebbe essere fissa, certa, da scontare davvero. Altrimenti continueremo a fare i conti con devastazioni e pericoli”.
Allo stesso tempo, però, il presidente della commissione Ambiente insiste sul fatto che le armi più potenti restano prevenzione e sensibilizzazione. “Bisogna far capire che provocare un incendio non è un gesto qualsiasi. È un crimine contro l’ambiente e contro le persone”.


