
Quello che oggi è accaduto in Italia non ha eguali nel resto d’Europa né del mondo occidentale: un intero Paese si è fermato per Gaza. Porti bloccati, scuole e trasporti paralizzati, decine di migliaia di persone in piazza in oltre cento città. Uno sciopero generale che ha assunto una valenza storica, al punto da essere notato con attenzione dai media internazionali, che descrivono l’Italia come l’epicentro della mobilitazione globale dopo l’intercettazione della flottiglia “Global Sumud”.
Secondo Reuters, «decine di migliaia di persone hanno invaso le strade italiane in solidarietà con Gaza», in un’azione che ha coinvolto tutto il Paese e che nessun altro Stato europeo ha visto negli ultimi giorni con questa forza.
Il Financial Times parla di una «Italia paralizzata dalle proteste per Gaza», sottolineando come lo sciopero abbia aumentato la pressione politica su Giorgia Meloni. La premier, che aveva liquidato la mobilitazione come “strumentale”, si trova invece a fronteggiare un’ondata di dissenso senza precedenti, capace di incrinare gli equilibri interni.
Anche Le Monde riconosce che la solidarietà internazionale è cresciuta dopo la flottiglia, «in particolare in Italia», che viene descritta come il cuore simbolico della protesta occidentale.
Anche la Sardegna ha risposto con forza all’appello nazionale. A Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano migliaia di persone sono scese in piazza, con presìdi, cortei e scuole chiuse. Il porto di Cagliari è rimasto bloccato per ore, mentre nei trasporti pubblici e nei settori scolastico e sanitario si sono registrate adesioni alte allo sciopero. L’isola ha così confermato la sua storica attenzione ai temi internazionali e la sua centralità nelle mobilitazioni civili italiane.
Se manifestazioni a favore della Palestina si sono viste anche a Parigi, Berlino, Atene, Buenos Aires o Karachi, nessuna ha avuto la portata italiana: altrove si sono svolti cortei e sit-in, qui si è scelto di bloccare il Paese. È questo che rende la mobilitazione italiana “avanguardia”: non solo simbolo, ma forza concreta, capace di farsi notare dai governi e dai media globali.
La differenza è tutta nella radicalità: mentre altrove la solidarietà resta confinata a spazi di piazza, in Italia ha assunto forma di sciopero generale nazionale, incidendo sulla vita quotidiana e sulla politica interna.
Se da un lato la stampa internazionale ha riconosciuto l’eccezionalità italiana, non sono mancate le voci critiche. Reuters ha riportato le accuse di Meloni, secondo cui lo sciopero sarebbe stato “strumentale” e “abietto”, un modo per cavalcare la protesta politica. Ma la stessa agenzia nota come le piazze abbiano risposto con numeri tali da rendere marginale la polemica. Nei media americani la copertura è stata più tiepida: la protesta italiana è stata citata solo di sfuggita dai grandi network, segno che l’eco internazionale non è ancora proporzionata alla sua portata reale.
Ciò che colpisce è che l’Italia, spesso descritta come periferia politica in Europa, oggi appare invece come avanguardia morale. Un Paese che, almeno sul terreno della società civile, si è spinto più in là di tutti.


