
Nel cuore vibrante del Salone del Mobile 2025, a Milano, dove il design abbaglia e scivola veloce tra superfici lucide e architetture che sembrano pensieri solidificati, esiste un luogo capace di fermare il tempo. Non grida, ma sussurra. Non impone, ma invita. È lo spazio di Mariantonia Urru, è lo spazio della Sardegna profonda, quella fatta di vento, silenzi e mani che intrecciano storie. Ed è lo spazio di TintoinPecora, una collezione che non si mette in mostra: si lascia scoprire. Come un segreto antico, come un paesaggio che si apre dopo una curva, come un gesto d’amore raccontato piano.
TintoinPecora non è solo una linea di tessuti. È una dichiarazione poetica, un canto ruvido e dolcissimo alla lana di pecora sarda, alla sua anima irregolare, alle sue venature di luce e ombra, al suo profumo di terra e vento. Ogni filato è una nota, ogni trama è una memoria. Nulla è tinto, nulla è camuffato: solo la lana così com’è, mescolata nei suoi toni naturali – bianchi antichi, bruni profondi, grigi di pietra, ecru che sfumano in carezze di silenzio. È la tavolozza della Sardegna vera. Quella che non si finge.
Il Salone, quest’anno, la accoglie come si accoglie qualcosa che ha peso e verità. La gente si ferma, tocca, guarda da vicino. Si abbassa per sentire meglio la consistenza. C’è chi sorride. C’è chi resta in silenzio. C’è chi domanda “ma davvero non c’è colore aggiunto?”, e la risposta è sempre la stessa: “No. Solo la lana, solo la sua voce.”
Per Giuseppe Demelas, amministratore dell’azienda, TintoinPecora è più di una collezione.
“Questo tessuto ha un valore terapeutico,” racconta. “Ci riporta alla madre terra, ci aiuta a ritrovare il contatto con la natura. È un percorso che parla anche a chi, per troppo tempo, si è allontanato dalle fibre naturali, dal respiro dei materiali autentici.”
È una visione che nasce da dentro, da quella terra rossa sotto i piedi, dal vento che accarezza i pascoli. Ma è anche, profondamente, una forma di innovazione che parte dall’identità, dalla capacità di non dimenticare da dove si viene anche mentre si immagina dove si può andare.
Il progetto nasce da un’esperienza profonda. Quarant’anni di mani che intrecciano, innovano, rispettano. Ma anche da una volontà di guardare avanti, come dimostra la collaborazione con Toyota Boshoku per applicazioni tessili nell’automotive. Eppure, qui, nel cuore della collezione, pulsa ancora quel gesto antico: la tessitura come rito, come atto sacro. Un dialogo con la materia, non un’imposizione.
TintoinPecora è nata per essere usata. Per stare nelle case, nei luoghi, nei corpi. Tappezzerie, abiti, arredi: ovunque ci sia bisogno di qualcosa che dura, che respira, che racconta. E ovunque ci sia spazio per un’etica fatta a mano, non a parole.
“TintoinPecora è il frutto della nostra volontà di condividere con tutti i nostri estimatori nel mondo il fascino e la purezza dei frutti della Sardegna che amiamo”, aggiunge Demelas. Ed è vero: camminando tra le trame esposte, si sente che non si tratta solo di design. Si tratta di amore. Di una terra. Di una fibra. Di un gesto. Di un sogno tradotto in forma.
In mezzo al frastuono creativo del Salone, TintoinPecora è una pausa musicale. Una nota lunga, calda, avvolgente. Il suono antico del telaio che continua a battere, testardo e bellissimo, nel presente.


